27/01/2009
si fa presto a dire crisi
E' tutto il 2008 che si parla di crisi, prima finanziaria, poi economica, poi globale. Ormai è un argomento di tutti i giorni, a livello di popolino.
Tuttavia, per adesso, la crisi non la vede (quasi) nessuno. La crisi deriva esclusivamente dall'informazione. Come i rifiuti di Napoli, esistono e scompaiono solo nel momento in cui se ne parla o si smette di parlarne. E questo è proprio il mondo di oggi: il mondo dell'informazione.
In realtà mi pare che ben pochi abbiano realmente "assaggiato" questa grandissima crisi, la peggiore degli ultimi sessant'anni, pari solo alla crisi del '29. Ma nel '29, almeno in Italia, non se ne accorse (quasi) nessuno, perchè la gente non leggeva e non aveva la TV.
Se anche oggi non leggessimo i giornali e non vedessimo la TV o Internet penso che non ci accorgeremmo praticamente di nulla. I commercianti si lamentano come sempre, non si trova parcheggio come sempre, i giovani sono disoccupati come sempre, le infermiere nelle case di cura sono russe o ucraine come sempre. Nessun italiano fa il manovale, come sempre, e nessuna italiana fa la badante, come sempre. Le località sciistiche sono strapiene come sempre.
L'interessante sarà vedere la crisi coi nostri occhi.
E speriamo che duri.
25/01/2009
B u o n c o m p l e a n n o
20/01/2009
E' una questione di opinioni
C'è chi crede nel determinismo psichico e che uno possa fare da sè il proprio futuro. C'è chi ritiene che impegnandosi allo spasimo si possano raggiungere gli obiettivi che ci si sono prefissi. C'è chi crede che volere è potere e che coloro che sono più intelligenti e preparati ottengono i risultati migliori.
Io no.
Non credo neppure l'opposto però.
E' vero che vi sono persone (come Di Pietro dice nel suo ultimo libro-intervista) che con dedizione, impegno e volontà riescono a fare cose notevoli. Ma questo, secondo me, non significa che tutti coloro che s'impegnano con dedizione vi riescano. Ci sono decine e centinaia di Di Pietro, i quali non sono mai diventati Magistrati. Il fatto è che si tende ad una arbitraria generalizzazione: siccome io sono riuscito a studiare nonostante fossi povero, oppure sono riuscito a diventare molto ricco, oppure sono riuscito a sedurre una donna bellissima nonostante fossi brutto, allora TUTTI potrebbero farlo, se davvero si impegnassero. NO, è successo a te, in un momento particolare ed unico.
E' una situazione caotica, nel senso della teoria del caos. Una piccola azione può portare a risultati giganteschi, ma, in pratica, non prevedibili. Non è che sia imprevedibile a livello filosofico. A livello del tutto teorico il caos è perfettamente prevedibile e deterministico. Ma a livello pratico, umano, al nostro livello dunque, le azioni portano a conseguenze ben poco prevedibili, almeno nel lungo periodo. Se ragioniamo in modo statistico allora possiamo dire che studiare molto, impegnarsi duramente, lavorare con grande impegno probabilmente porterà ad avere un reddito più elevato di chi, viceversa, ha studiato poco, se n'è sbattuto le palle e lavora male e pochissimo. Ma, nel singolo caso, nel nostro particolare caso, può essere benissimo (e così effettivamente accade ogni giorno) che lo svogliato menefreghista sia premiato e lo sgobbone super-preparato finisca nel peggiore dei modi.
Non lasciamoci ingannare da noi stessi, dalle nostre piccole, miserabili, microscopiche esperienze. Se Berlusconi ritiene che essere ottimisti è un bene, lo è solo perchè nel suo irripetibile universo gli è andata bene. A te potrebbe andare in modo del tutto opposto.
Non credo neppure nel determinismo psichico, che è un postulato fondamentale della psicoanalisi freudiana. Non credo cioè che il nostro cervello, a livello conscio o inconscio, si comporti o funzioni in modo logico. Da qui l'inutilità di voler "capire" ad ogni costo.
Quando diciamo che ci potrebbe cadere una tegola in testa fra 5 minuti oppure un infarto, non è un gioco, è proprio così. E allora cosa potremo mai combinare? Non vale la pena affannarsi tanto o comunque troppo. O non vale la pena di affannarsi per cose su cui non abbiamo la potestà di intervenire.
12/01/2009
Io come gli altri, come tutti.
Dopo un periodo di tempo i blogs perdono interesse. E' successo anche a me. E' questo il bello dei blogs: sono effimeri, come la primavera.
Non ho più voglia di scrivere o almeno non ho più voglia di scrivere le stesse cose. Neppure a beneficio degli anonimi. Sono piuttosto triste e, stavolta, non mi va di raccontare di me.
Il blog resta qui, io vado nei pressi. Ogni tanto ci si vede.
Ciao!
10/01/2009
ma dov'è questa CRISI?
L'esercente, poveretto,
non sa più che cosa far...
e contempla quel cassetto,
che riempiva di danar:
"Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Si contenti di guadagnare,
quel ch'è giusto e non grattare...
e vedrà...
che, la crisi, passerà!
E perfin la donna bella,
alla crisi s'intonò...
e, per far la linea snella,
digiunando sospirò:
"Ah... la crisi!"
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Mangi un sacco di patate,
non mi sprechi le nottate...
e vedrà...
che, la curva, tornerà!
08/01/2009
06/01/2009
Dodici belle ore in ospedale. Ne approfitto per scrivere il famoso (si fa per dire) articolo sulla riabilitazione psichiatrica. Ho scoperto che ci sono un modello americano, uno inglese ed uno tedesco (quest'ultimo l'ho inventato io). A me piace quello inglese e un po' persino quello tedesco. Si vede che sono europeo.
Al lavoro la terribile guerra continua. Ha già fatto una vittima...
05/01/2009
Domani mi spettano di diritto 12 ore di guardia e, grazie a Dio (sono ateo), queste feste sono finite. Le feste mettono una tristezza infinita, con questo freddo poi ...
04/01/2009
Voglio scrivere un piccolo articolo sulle residenze psichiatriche e quindi sulla riabilitazione in psichiatria. Come al solito, mi sono letto la teoria in merito, e mi è parsa davvero povera. Una serie ridondante di buon senso e tentativi senza nessuna vera riflessione. Secondo alcuni (gli americani, come Lieberman, Anthony) si dovrebbero applicare degli schemi pedissequi per imparare a fare le cose (il Social Skills Training). Secondo altri (un israeliano, Spivak) bisognerebbe premiare i lati buoni dello psicotico percè ha scarsa fiducia in se'. Ci sono poi le esperienze di Luc Ciompi in Svizzera e del gruppo degli inglesi (Leff e Sheperd) che sono un po' più articolati. Forse bisognerebbe ricordare anche Falloon. Ma, alla fine, si tratta di ben poca cosa se riferito alle residenze psichiatriche con intenti riabilitativi.
Io mi occupo di due di queste.
Sono arrivato alla conclusione che il conquibus sta nello sviluppare la crisi e nel non evitarla.
02/01/2009
W Alitalia risanata
DIECI mesi dopo, con quasi lo 0,3 per cento di pil sottratto ai contribuenti e 7.000 posti di lavoro in meno, Alitalia torna a parlare francese. Era il 14 marzo 2008 quando Air France-KLM depositava la propria offerta vincolante, subito accettata dal Consiglio di Amministrazione di Alitalia. Sono stati 10 mesi da incubo per i viaggiatori, presi ripetutamente in ostaggio in una battaglia senza esclusioni di colpi in cui la politica ha occupato un ruolo centrale, dimentica della recessione che ci stava investendo. In questi 300 giorni gli italiani hanno visto franare il prestito ponte di 300 milioni di euro concesso quasi all'unanimità dal Parlamento italiano. Oltre a perdere così un milione al giorno, i contribuenti si sono accollati i debiti contratti dalla bad company per quasi tre miliardi.
Ci sono poi circa 7.000 posti di lavoro in meno nella nuova compagnia rispetto all'offerta iniziale di Air France, che comporteranno, oltre ai costi sociali degli esuberi (soprattutto di quelli che riguardano i lavoratori precari), oneri aggiuntivi sul contribuente legati al finanziamento in deroga degli ammortizzatori sociali, per almeno un miliardo di euro. Il conto pagato dal contribuente è, dunque superiore ai 4 miliardi di euro, più o meno un terzo di punto di pil, quasi due volte il costo della social card e del bonus famiglia messi insieme.
Sarà Air France-KLM l'azionista di maggioranza, in grado di decidere vita, morte e miracoli della compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia. Poco importa che sia italiana la faccia, che si chiami ancora Alitalia la nuova compagnia. Sarebbe stato così comunque, anche con il 100 per cento del capitale nelle mani di Air France-KLM. Come canta Carla Bruni, chi mette la faccia "non è nulla", chi mette la testa "è tutto".
Sarà bello vedere come il vasto pubblico italiano, che attinge le proprie scarne informazioni solo dalla TV, sarà facilmente convinto che Berlusconi ha risanato l'Alitalia. Vedere all'opera il potere mediatico e, contemporaneamente, la cieca ottusità del pubblico è per uno studioso di neuroscienze un vero esperiemento all'aria aperta.
01/01/2009
E' stato uno dei più brutti Capodanni che io ricordi. Questo è bello.
Credo proprio che il 2009 non sarà un buon anno per me. Peraltro ho ancora ben poca autonomia di fase e tra poco ritornerò malinconico.
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Cucimi una storia addosso
Un'altra non la mia
che mi stia bene però
pur non raccontando di me
che mi calzi a pennello
e mi reinventi
che mi stupisca io stessa di come sarei potuta essere
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