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*** potossolo ***

30/09/2008

il pene è ciò che conta nel mondo

La lunghezza del pene nel mondo (media)

 

 
Lunghezza allo stato eretto
Lunghezza allo stato flaccido
Fonte
12.9 cms.
5 inches.
8.8 cms.
3.4 inches.
Wesseells H., Lue T., McAicnich J.
14.48 cms.
5.6 inches.
- - Dr. Gunther Hagler, Urólogo.
13.58 cms.
5.3 inches.
- -Dr. Javier Ruiz Romero
Clínica Tres Torres, Barcelona, 2001.
16 cms.
6.2 inches.
12 cms.
4.7 inches.
-Bouchet A., Cuilleret J.
13 cms.
5.1 inches.
8 cms.
3.1 inches.
-Japanese Journal of Sexology
12.4 +/-1.6 cms.
4.8 inches.
- Dr. Paulo Palma, Urólogo. Brasil.
Carlos da Ros, Claudio Teloken
15 cms.
5.9 inches.

10 cms.
3.9 inches.

-Dr. Jamal Salhi de la Sociedad de Andrología de Italia
Dr. Carpenito Ambulatori Especialista en Andrología.
12.7 cms.
5 inches.
9.5 cms.
3.7 inches.
-" Dimensiones peneanas en la población venezolana "
Servicio de Urología , Hospital Domingo Luciani .
14.9 cms.
5.87 inches.
- Dr. Francisco Ordóñez
" Lifestyles Condom Co. In Cancún, México ?, 2001.
12.18 +/- 1.7 cms.
4.8 inches.
- Dr. Spyropoulos E. et coll
Hospital Naval de Veteranos, Atenas, 2003.
10.2 cms.
4 inches.
- " The Jacobus Survey "
12.4 +/-1.6 cms.
4.8 inches.
- Dr. Mohamed Habos.
Clínica de Comportamientos y Enfermedades de los Órganos Genitales Masculinos.
14 cms.
5.5 inches.
- Dr. Eduardo Pino, Urólogo/ Andrólogo.
Clínica Andromex, Santiago de Chile.
13.9 cms.
5.4 inches.
8.95 cms.
3.5 inches.
Acuña A., Villalba J. & Juan Carlos Villalba.
Clínica A. Saio, Bogotá.
9.6 cms.
3.7 inches.
6.9 cms.
2.7 inches.
Hwancheol Son, Hanjoon LeeJung-Sik Huh, Soo Kim & Jae-Seung

 

 

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Mi dev'essere ripresa una fase cattiva. Mi viene in mente che si inaridisce il cervello.

Mi viene in mente che la creazione di Dio è un atto quasi divino. Ci vuole una fantasia e una volontà ferrea per inventarsi quest'oggetto così completamente contro-natura. Però mi viene in mente che quando mi verrà il cancro e mi rimarrà poco da vivere forse mi piacerà anche a me immaginarmi che dopo morto qualcosa sopravviverà.

 

 

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28/09/2008

C'è l'infermiere che urla: non me ne frega un cazzo, per me può schiantare.... Fa il boss.

Poi  c'è la Serena vorrebbe che la curassi io, per poter morire. Ma lo sa pure lei che non sarà possibile. Si è sfilata il sondino con abilità. Così però non dobbiamo legarla e la notte filerà via liscia, almeno per gli infermieri.

C'è la Beatrice che ha ripreso a camminare, dopo il mancato suicidio. Ha il sorriso strano, manierato. La sorregge la sorella, che è una mia paziente, ma non mi rivolge la parola. La saluto io, quasi a forza.

Al DEA c'è un tipo del tutto fuori di testa che vuol essere ricoverato. Effettivamente ne varrebbe la pena ed inoltre puzza in modo schifoso. Ma da noi non c'è posto uomo, provo a Pontenuovo, ma mi fanno storie, non hanno posto neppure loro oppure fanno finta. Lo mando a fumare fuori sperando che se ne vada.

Nel frattempo è arrivato Leonardo, il mio paziente schizofrenico, che viene spesso al Pronto Soccorso. Dice che ha una leggera crisi di panico, ma è evidente che non è vero. Lo porto in Reparto con me, ma non ho voglia di stare molto a parlare, è controproducente. Mi dice che, secondo lui, è più depresso che schizofrenico. A me sembra di no, ma che importanza può avere? Gli do una compressa di antidepressivo. Ci diamo appuntamento per mercoledì notte, dato che sarò di nuovo di guardia e lui torna dalla vendemmia.

Telefono al fratello del tipo del DEA per sapere cosa stia succedendo, dato che non si era capito nulla. Non è successo nulla di nuovo, il tipo è fuori di testa cronico, ma forse questa sera ha bevuto un po', anzi: lo hanno fatto bere, per divertirsi.

Torno giù. Il puzzolente purtoppo non è scappato  e gli somministro  3 compresse di Zyprexa e 30 gocce di Valium, senza prendere posizione.

Il tipo puzzolente, per fortuna, si accuccia sulla brandina  e mi riesce di  farlo dormire al DEA.

Mi sdraio sul letto, ma mi chiama subito il Sig.r G. che telefona tutte le sere, a tutti. Vuol fare l'amore con me. Declino. Ci salutiamo.

Arriva al DEA una ragazza legata con proposta di TSO. Sta già dormendo. Ha vent'anni ed un aspetto non da psichiatrica, ma, a questo punto, la ricovero, dato cheho  posto donne. Ha fatto una marea di accessi al DEA per cause sociali (tipo: ha fame, vuole dormire), vive in una casa di accoglienza della Caritas a cui stasera voleva dare fuoco. Dubito che la riprenderanno.

Faccio la cartella e torno sul mio lettino, a leggere. Non mi riesce di prendere sonno, il che è insolito perchè io generalmente dormo bene quando sono di guardia. E' proprio un brutto periodo.

Alle 4 chiamano dal DEA. Il tipo puzzolente vuole andarsene. Perchè no?

 

 

 

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27/09/2008

Non ho nulla, o troppo poco,  da dire. Stanotte sono di guardia.

 

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24/09/2008

Per un pochino me ne starò zitto.

 

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21/09/2008

di PIETRO ICHINO
Caro Direttore, l'applauso dei piloti e degli assitenti di volo, a Fiumicino, alla notizia della rottura della trattativa con la nuova compagnia Cai, col conseguente probabile fallimento di Alitalia, non è «un episodio paradossale», come qualcuno ha detto: in realtà lo si può spiegare facilmente.

Quelli che hanno applaudito fanno conto sull'intervento di una Cassa integrazione guadagni o su di un trattamento di disoccupazione speciale erogato proprio per consentire loro di attendere con calma il nuovo lavoro. Qualcuno dovrà pure, prima o poi, far volare gli aerei sulle nostre rotte al posto di Alitalia; e piloti e personale di volo non si sostituiscono così facilmente. Logico? No, per nulla. Perché in nessun Paese serio si erogano trattamenti di disoccupazione o integrazione salariale, neppure per pochi mesi, a chi rifiuta l'offerta di un rapporto di lavoro regolare, confacente alla sua professionalità, come certamente era l'offerta di Cai.

 

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20/09/2008

QUANTO COSTA CHIUDERE ALITALIA

di Carlo Scarpa 16.09.2008

L'azionista di controllo di Alitalia è il Tesoro e la società è in amministrazione straordinaria. Eppure al cittadino contribuente non è concesso di sapere quale sarà l'impatto sui conti pubblici dell'intervento previsto. L'unica cifra certa sono i debiti finanziari per circa 1,2 miliardi. A cui si aggiungono i 300 milioni del prestito ponte capitalizzato, debiti con i fornitori stimabili in 1,5 miliardi, 1, 4 miliardi per ammortizzatori sociali e tutela degli azionisti. L'attivo si aggira sugli 800 milioni. In totale lo Stato pagherebbe direttamente circa 2,9 miliardi.

Non sappiamo neppure se il piano Fenice andrà in porto. Se anche avverrà, ancora non si sa che costi potrebbe avere. In un paese “normale” le cifre di Alitalia sarebbero pubbliche. L’impresa è stata posta in amministrazione straordinaria, ovvero in situazione di liquidazione, l’azionista di controllo è il Tesoro, è stato dichiarato che di una serie di costi si farà carico lo Stato… Eppure al cittadinocontribuente non è concesso di sapere quale sia la situazione di questa impresa, quale l’impatto sui conti pubblici dell’intervento previsto. Quando questo fosse noto, si potrebbe discutere se tali cifre siano o meno giustificate dall’obiettivo che si consegue. E invece vige il riserbo, comprensibile sui piani di un’impresa privata che inizia le sue operazioni (la Cai), ma non sulla parte che riguarda un’impresa pubblica che sta uscendo dalla scena.
Siamo dunque a congetturare quanto costerà questo intervento. Mettiamo in fila alcune cifre.

I DEBITI DI ALITALIA

I debiti finanziari sono di circa 1,2 miliardi di euro, forse l’unica cifra certa della storia. A questi sono poi probabilmente da aggiungere i 300 milioni di “prestito ponte” (poi capitalizzato). Con ogni probabilità dovranno essere restituiti allo Stato, il che aggrava il passivo di Alitalia (non cambierebbe molto il costo totale per lo Stato, ma questa è un’altra storia). Se prudenzialmente, come è corretto fare, aggiungiamo questo importo agli altri debiti, siamo a 1,5 miliardi.
Mancano però i debiti verso i fornitori, per i quali possiamo fare il seguente ragionamento.
Un’impresa delle dimensioni di Alitalia paga normalmente i fornitori “a 60 giorni”, ovvero con due mesi abbondanti di ritardo, se non a 90 giorni (tre mesi). Quindi è del tutto normale che in ogni istante questa impresa debba ancora pagare le fatture degli ultimi tre mesi. Poiché si tratta di un quarto dell’anno, se i costi si formano in modo più o meno regolare, questo significa avere debiti pari a circa il 25 per cento dei costi totali.
Alitalia ha costi di circa 5 miliardi all’anno. Di questi, circa 1 miliardo è dato da stipendi e salari, il cui pagamento non risulta sia stato sospeso. Ne restano 4: sarebbe pertanto del tutto fisiologico riscontrare debiti per un quarto di tale importo, quindi, 1 miliardo di euro. Se poi teniamo conto che Alitalia sa da molto tempo di essere in situazione pre-fallimentare, è del tutto ragionevole che abbia allungato ulteriormente i tempi di pagamento. Di quanto? Non lo sappiamo, ma se fossero arrivati, ad esempio, a sei mesi invece che a tre mesi avremmo debiti per 2 miliardi. Ipotizziamo allora debiti verso i fornitori tra 1 e 2 miliardi (1,5?).
Nei giorni scorsi il quotidiano Europa ha scritto che il decreto di nomina a commissario di Augusto Fantozzi riferiva di debiti per un importo complessivo pari a 2,8 miliardi. Non sappiamo se sia vero  perché la cosa non è stata confermata, ma neppure smentita. Ma se consideriamo 1,5 miliardi di natura finanziaria, un totale di 2,8 miliardi richiederebbe altri debiti (verso fornitori) per circa 1,3 miliardi, del tutto plausibile e in linea con il ragionamento precedente.

I PICCOLI AZIONISTI

Il governo ha deciso di tutelare anche i piccoli azionisti. Quanto costa? Anche qui abbiamo diversi problemi.
Il primo è capire chi siano i “piccoli”, cosa che dovrà essere definita da un successivo provvedimento. Ma Tesoro a parte, nessuno ha più del 2 per cento delle azioni di Alitalia: basta questo a qualificare un azionista come “piccolo”? Se così fosse, il rimborso spetterebbe a circa il 50 per cento del capitale di Alitalia.
Il secondo è il prezzo a cui effettuare la compensazione. L’ultimo prezzo prima della sospensione del titolo era 0,44 euro. Poiché Alitalia ha circa 1,3 miliardi di azioni, questo conduce a un valore di circa 600 milioni, metà dei quali nelle mani di azionisti “non grandi”. Per altro, nelle ultime settimane il titolo oscillava in modo spaventoso, e non è comunque detto che la compensazione degli azionisti sia totale. In questa incertezza pensare a un costo di circa 150 milioni pare prudente.

L’ATTIVO DI ALITALIA

Qui ci troviamo su un terreno ancora più scivoloso. Quanto incasserà il commissario vendendo quel che di buono è rimasto? Lo vedremo solo alla fine. Le stime che girano (la fonte è il Sole24Ore, quotidiano notoriamente vicino alla “cordata”) non vanno oltre i 7-800 milioni di euro.
La cifra dipenderà per altro anche da due elementi estremamente delicati.
Il primo è se il commissario (che in procedure del genere dovrebbe tutelare “anche” i creditori) vorrà sollecitare offerte da più parti o si limiterà a vendere il tutto a Cai. Con ogni probabilità seguire la seconda strada andrebbe a detrimento dei creditori, ma pare sarà quello che avverrà – quindi pensare a importi superiori a quelli indicati dal Sole24Ore parrebbe avventuroso.
Il secondo è la valutazione che sarà data dall’advisor “indipendente” nominato dal governo, la Banca Leonardo. Anche qui, pensare a valutazioni molto generose pare azzardato, quanto meno perché l’advisor nominato a valutare gli asset da vendere (presumibilmente) alla Cai appartiene ad alcuni azionisti presenti anche nella Cai stessa (Benetton, Tronchetti Provera, e così via.
La questione è talmente ridicola da commentarsi da sola. Spetta ad altri valutare se siamo entro i limiti delle norme (personalmente lo dubito) ma se fossi un creditore di Alitalia e alla fine non riuscissi a recuperare tutto il dovuto, credo preparerei una causa. Ma anche come contribuente, poiché mi troverò a pagare più tasse per compensare un introito minore di quanto sarebbe stato possibile, non sono certo tranquillo.
Prendiamo allora per buona la stima del Sole24Ore….

IL COSTO DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Anche qui le variabili difficilmente misurabili sono tante. Quanti esuberi? Chi sono? Il costo dipende anche dallo stipendio di chi resta senza lavoro: sono lavoratori a tempo pieno o precari? E per i precari, alcune migliaia, davvero non si prevede alcuna copertura? Per quanto tempo resteranno disoccupati? Se trovassero un altro lavoro, questo costo verrebbe meno.
La stima che possiamo proporre è la seguente. Il costo medio del lavoro di Alitalia può stimarsi (prudenzialmente, sulla base del bilancio 2005) in circa 55mila euro/anno. (1)
Poiché gli ammortizzatori coprono circa l’80 per cento dello stipendio (per fortuna dei lavoratori del trasporto aereo il loro accordo sindacale del 2004 non pone neppure un tetto a quanto possono ricevere) avremo da pagare 44mila euro per ogni lavoratore per ogni anno, fino a un massimo di 7 anni.
Se restassero “fuori” circa 5mila lavoratori a tempo pieno, ad esempio, avremo 220 milioni all’anno. Per quanti anni, non lo sappiamo, ma non è azzardato temere un costo complessivo tra un miliardo e un miliardo e mezzo. Per i precari per ora non è previsto nulla. Vedremo.

TIRIAMO LE SOMME. E VEDIAMO CHI PAGA

Altro ancora si potrebbe considerare: ad esempio, contributi e imposte che vengono meno, ma il problema nella valutazione di queste voci è strettamente “rispetto a quale scenario” e preferiamo non avventurarci su questa strada ancora più impervia.
Riassumendo, allora, prendiamo nella assoluta incertezza valori intermedi tra quelli che avevamo indicato:

(in milioni di Euro) Da pagare Ricavi attesi
Bilancio Alitalia    
Debiti finanziari 1.200  
Prestito ponte 300  
Debiti a fornitori 1.500 (?)  
Valore dell’attivo   800 (?)
Altri costi    
Tutela azionisti 150 (?)  
Costo ammortizzatori sociali 1.250 (?)  
Totale 4.400 (?) 800 (?)

La differenza tra costi e quanto si può ricavare dalla vendita dell’attivo di Alitalia si aggira sui 3,6 miliardi di euro. Ma è un dato molto grezzo. Diciamo che il costo degli ammortizzatori sociali e quello per la tutela degli azionisti (stimabili in 1,4 miliardi) è senz’altro a carico della collettività. Per le altre voci, occorre capire chi paga per i debiti ai fornitori, e qui le strade sono due.

Ipotesi 1: lo Stato garantisce tutti.

In questo caso, oltre agli ammortizzatori lo Stato si fa garante della intera differenza tra l’attivo e il passivo: un totale di 3,6 miliardi, quindi.

Ipotesi 2: i fornitori non fruiscono di alcuna garanzia aggiuntiva.

Effettivamente, mentre i creditori “finanziari” di Alitalia sono garantiti ai sensi del decreto che emenda la legge Marzano, nessuno ha mai detto che lo stesso vale per chi ha continuato a “dare credito” ad Alitalia continuando a rifornirla (di carburante, servizi di manutenzione, ecc.). In una intervista a La Repubblica, il commissario Fantozzi ha in realtà indicato che i fornitori saranno pagati, per quanto possibile, liquidando l’attivo. Non è chiaro che senso avrebbe la disparità di trattamento, ma in questa ipotesi parrebbe che i debiti finanziari sarebbero pagati sull’apposito fondo pubblico a tutela delle frodi finanziarie, mentre i fornitori sarebbero soddisfatti solo pro-quota vendendo l’attivo. Se così fosse – e se questo fosse possibile stante le attuali norme sul fallimento – i fornitori verrebbero soddisfatti solo per circa il 50 per cento, e quindi sopporterebbero circa 700 milioni del costo sopra identificato.
In questa ipotesi, lo Stato pagherebbe direttamente in totale circa 2,9 miliardi. Si noti per altro che all’interno dei creditori di Alitalia potrebbero nascondersi altri pezzi del sistema pubblico se, come è legittimo pensare, Alitalia avesse ancora in sospeso pagamenti di imposte, contributi Inps e così via. Sarebbe bello se dicessero ai contribuenti come stanno veramente le cose, vero?
Una cosa assai probabile è che, se il piano Fenice oggi fallisse, il numero degli esuberi sarebbe superiore. Problema oggettivo dei lavoratori a parte, aumenterebbe il costo degli ammortizzatori sociali. E dubito che il valore degli asset di Alitalia, se anche aumentasse con altre offerte, cosa da dimostrare, sarebbe talmente superiore da compensare questo effetto. Difficile dire cosa sarebbe meglio.

 

postato da potossolo alle 19:30 | link | commenti (8)


Io non credo che la vita sia fatta solo di dolore, sofferenza, vecchiaia, malattia e morte, ma, bisogna ammettere, l'unico modo per procurarsi volontariamente la felicità è la droga. La felicità esiste certamente anche senza alcuna droga, ma è imprevedibile, inafferrabile, intangibile, ineffabile.

Invece se ti inietti eroina in vena o bevi mezzo litro di vodka senti il cervello che piacevolmente va in pappa. Lo decidi ti, lo comandi tu. Non ci sono alternative.

E' un mistero grande come mai ci siano così pochi drogati.

 

postato da potossolo alle 12:27 | link | commenti (23)



18/09/2008

   
 
USCITA TITOLI LEHMAN BROTHERS DA ELENCO BASSO RISCHIO PATTICHIARI
In data 15/09/2008 tutti i titoli Lehman Brothers sono usciti dall'Elenco Pattichiari "Obbligazioni Basso Rischio Basso Rendimento" a seguito della comunicazione della stessa società di voler depositare la dichiarazione di fallimento (Chapter 11 of the U.S. Bankruptcy Code).

 

 

postato da potossolo alle 23:24 | link | commenti (4)



17/09/2008

C'è chi dice che dovrei essere un esperto di comunicazione. Altri sostengono che ho maggiori capacità di capire le relazioni umane. Altri ancora ritengono importante la cultura psichiatrica.

Tutte cazzate!

A me mi pagano per prendermi responsabilità e firmare ricette e certificati.

 

postato da potossolo alle 23:47 | link | commenti (5)



16/09/2008

A quanto pare, a quanto si legge, siamo di fronte ad un momento storico. Mah! Chi lo sa! I momenti storici si capiscono DOPO, la storia si fa DOPO. Durante invece non si capisce nulla.

Anch'io una volta, molti anni fa, incontrai una ragazza al mare. Non ci feci molto caso ed invece era mia moglie. Dopo ho capito che era un momento storico.

Anche quando Berlusconi "scese in campo" e Benigni lo prendeva per il culo nel suo secondo show non era chiaro che si trattava di un momento storico. Invece ci sono situazioni che sembrano storiche e poi, invece, sono come bolle di sapone, effimere come me.

Sia ben chiaro: io una crisi economica la auspico, anche se sarò uno di quelli che ci rimette. D'altra parte non voto neppure per il Berlusconi che pure fa i miei interessi. Una crisi economica sarebbe salutare, questo consumismo economico esagerato, questo turbo-capitalismo globale (come lo definisce il Benetazzo) ha veramente rotto i coglioni.

E staremo a vedere ...

 

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15/09/2008

Sta succedendo un casino, per il mondo finanziario. Saranno cazzi amari per molti, ma non per tutti.

D'altra parte era già previsto. Tanto previsto che ho perso tutti i soldini che avevo arrischiato su Alitalia (ma questa era un'operazione molto rischiosa, tipo scommessa di gioco d'azzardo, e non posso lamentarmi). Ben più grave il fallimento di Lehman Brothers. Ne vedremo delle belle.

Per fortuna che ci sono Berlusconi e Tremonti e tutto, alla fine, si risolverà per il meglio.

 

 

postato da potossolo alle 21:49 | link | commenti (8)



14/09/2008

Ero a Burano il giorno di sabato, proveniente da Torcello. C'era un'afa bestiale, un caldo opprimente nella bella laguna veneta. Specialmente Torcello merita una visita.

Poi, rapidamente, una grande nuvola nera è apparsa, ha coperto il cielo ed è iniziato un diluvio di pioggia. La temperatura è passata in pochi millesimi di secondo da circa 30 gradi con tasso di umidità del 104 % a 12 gradi.  I turisti multietnici hanno preso d'assalto il vaporetto e abbiamo divuto buttarli a mare con le mazze ferrate per prendere il largo. Fuori era il diluvio.

Le scarpette da ballo erano fradice e io tremavo come un parkinsoniano durante un esame di neurologia.

La sera prima, al Casino di Venezia, avevo perso ben 40 euri in 2 secondi e me n'ero andato. Fortunato in amor non giochi a carte. Ed io avevo osato sedermi al tavolo del poker.

Oggi però siamo stati rallegrati da allegre comitive di Leghisti con le loro bandiere, i foulard e le camice verdi. Portavano pecore e capre con se' e parlavano in celtico. Gli uomini, di tutte le età, avevano un pacco genitale impressionante, credo dovuto a pietre inserite nelle mutande. Le donne erano di aspetto animalesco. Brave persone, senza dubbio, ma dovrebbero imparare l'italiano, la lingua del paese che li ospita.

   

postato da potossolo alle 22:35 | link | commenti (4)


 

Sta arrivando............

Sono stato premiato al merito civile, con il primo premio collettivo (niente Raspone d'oro o Ridicolo) BRILLANTE WEBLOG 2008 dal sito http://thewildsideofthemoon.splinder.com/ , autorevole quasi come TGCOM, dai PIGRI.

Dopo anni di gavetta finalmente ci viene riconosciuta una certa, ehmm..una certa brillante pigrizia. Immagino che farà felici il 54% di voi che non ha mai mollato la presa, nemmeno dopo la fine di Albini. Questo scrivono i PIGRI, nella persona di Galeandro GaleG, uno dei geni compresi del nostro millennio galattico.

Ci tocca nominare sette blog che brillino come il nostro, la scelta è difficile ma ci proviamo:

- la spezzaincantesimi, con le comari incluse (Vesnuccia, MyC, ecc. ecc.)

- la soavissima Elenù con l'acclusa bellissima Esse.

- la mia amica Ciffola, anche se non scrive mai

- l'adorabile Mafalda, anche se, dopo che ha trovato l'amante, ha quasi abbandonato la blogsfera.

- la Moschina quasi scomparsa, perchè a i piedi troppo piccoli

- la Carmen o Goreki dalla catalunya, una donna in corriera.

- la Evvivhi o Viviana con la bella Sbt_Al_Rm e le loro foto

 

postato da potossolo alle 22:23 | link | commenti (9)



09/09/2008

 

   Domani si parte ...

 

 

postato da potossolo alle 20:35 | link | commenti (9)


 

 

postato da potossolo alle 19:28 | link | commenti (2)



08/09/2008

 

postato da potossolo alle 21:56 | link | commenti (4)



07/09/2008

 

 

postato da potossolo alle 23:44 | link | commenti (9)


Ho cominciato presto ad occuparmi di psi per la semplice ragione che ero sempre in crisi, cupo, malinconico, chiuso ed infelice. Mi hanno portato dallo psichiatra che facevo il Liceo.  Poi ho proseguito. Arrivato agli ultimi anni della facoltà di medicina, ho iniziato ad esplorare l'ambiente psichiatrico universitario. Che è, come si può immaginare, repellente ed incomprensibile. Dopo poco ne ero scandalizzato. Non si capiva nulla. D'altra parte per iniziare vagamente a capire cosa non capisci della psichiatria ci vogliono anni. Dopo poco mia sorella si sentì male (aveva delle crisi eplilettiche jacksoniane motorie) e io la portai dagli psichiatri (dato che era lì che conoscevo dei medici veri). Come sempre uno psichiatra che vede cose "reali" si spaventa e passa subito al collega. A Firenze Psichiatria, Neurologia e Neurochirurgia stanno in uno stesso edificio e così io passai dalla psichiatria alla neurologia. Ci si stava assai meglio. Intanto il rapporto medico-paziente era molto, molto migliore, poi si capiva qualcosa. In psichiatria sembra di essere capitati in un film fantasy, ma di cui hai perso le prime due puntate e metà pure dell'episodio in corso. Ognuno è maestro e allievo di se stesso e mediamente nessuno è in grado di rispondere a nessuna domanda, se non con altre domande, volte a farti capire che la differenza fra follia e sanità è estemamente labile. Uno rimane incerto, perplesso e si chiede se l'imbecille è lo psichiatra, il paziente,  noi stessi o tutti insieme. Si dice che lo psichiatra, tra tutti i medici, è l'unico che piuttosto che recuperare la salute del paziente è interessato a dimostrare la propria. Non sono solo battute, c'è pure della verità. Gli psichiatri hanno molto spesso gravi turbe psichiche. I neurologi erano, almeno all'epoca, la "crema" culturale della medicina e vedere all'opera un neurologo era uno spettacolo, un esercizio di prestidigitazione. Per un po' l'ho fatto anch'io, e mi piaceva. L'unica cosa avvilente è che i mezzi terapeutici erano  davvero scarsini. Si facevano diagnosi eccezionali, ma non servivano assolutamente a nulla. Negli ultimi anni di specializzazionie quando mi occupavo di Parkinson, già avevo preso a fare lo psichiatra. Poi il caso ha voluto che trovassi lavoro proprio in quel settore e non ho più smesso.

 

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E poi basta!

Lo volevo fare anch'io un pezzo di camino di Santiago di Compostela, ma poi son stato solo a Madrid e credo di aver fatto bene. Improvvisamente, senza un motivo preciso, tutti si son precipitati verso la Galizia. Io di questo camino non sapevo nulla sino a pochi anni fa, ora ci è andato pure il psicoterapeuta (lo psicoterapeuta facile). Anche i miei antichi amici ci sono andati. Ci sono andati quasi tutti e tutti son tornati entusiasti. Meglio allora tornare a Venezia.

Parto mercoledì.

 

postato da potossolo alle 20:11 | link | commenti (8)


Anche i/le brutti/e amano i belli. Come le ragazzine infatuate dei calciatori, degli attori del cinema o i gay che inseguono Madonna o ancora gli uomini che guardano le riviste delle donne ignude.  Non è frequente che uno/una sogni di incontrare un/una mostriciattolo. Si dice: è bello/a dentro ma non tutti siamo radiologi o chirurghi. Si dice che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace, tuttavia Johnny Depp piace più di me (così mi è parso di capire). Anche Putin, che narcotizza le tigri con le sue scorregge, pare sia un sex symbol.

Ma intanto nessun avverte il problema. Dovrò smettere di scriverne senza aver concluso nulla...

 

postato da potossolo alle 10:36 | link | commenti (17)



06/09/2008

E' strano come nessuno veda il problema. Come cioè tutti considerino scontato, normale, facile che una schifezza estetica si unisca con'altra schifezza estetica senza però sentirsi umiliato, svilito.  Senza sentirsi "sistemato" con un compromesso, cioè mi accontento della schifezza perchè non potrei raccattare di meglio. Ma questo, che sembrerebbe logico, non  accade e le due schifezze, come i due belloni, si amano davvero. Ma l'ammmmore non è ceco.

 

 

postato da potossolo alle 18:01 | link | commenti (13)


L'ammmmmmmmmmmmmmmmore

L'ammmmmmmmmmmmmmmmore,
no?

NO!

Se fosse l'ammmmore non si capirebbe come mai le strafighe si innamorino sempre di gente facoltosa e importante e, viceversa, le dive e le riccone si innamorino di uomini belli e più giovani. Questa cosa vale solo per gli strati bassi, i rifiuti, gli scarti, le schifezze, i mancamentati, gli sgorbi, i mostri, i residui, gli obbrobri, i mentecatti e simili.

Giusto?


postato da potossolo alle 12:35 | link | commenti (4)



05/09/2008

il mistero delle coppie

Sembra facile, ma non lo è.

Raramente si sente dire: siccome sono brutta/o e povera/o mi sono dovuto/a contentare di questo/a sfigata/o. Come mai?

Perchè non c'è dubbio che a tutti/e piacciono i/le belli/e. Le donne pare amino anche le persone potenti, gli uomini le donne giovani. Comunque sia ci sono precise graduatorie e quotazioni. Ora se uno/a è molto in basso in quotazione non può aspirare a chi è, viceversa, in alto. Eppure sono proprio quelli i pezzi migliori. E invece capita che le cozze si innamorino di repellenti panzoni cinquantenni e muratori rumeni butterati si innamorino di casalinghe obese.

C'è una spiegazione a tutto ciò?

 

 

postato da potossolo alle 21:50 | link | commenti (11)



04/09/2008

ristampa

Chi è nato, come me, negli annicinquanta, è alto meno del solito.  Poi, anche se il peso può essere quello giusto, c'ha le spallucce strette e la pancia in fori, perchè non ha mai fatto palestra, ne' sport. Negli annicinquanta l'omini perdevano i capelli. Certo, li perdono anche ora, ma questi tipi degli annicinquanta tenevano i capelli residui piuttosto lunghetti e sempre untuosi e con tantissima forfora.

Ma dov'è finita la forfora degli annicinquanta? Come le lucciole di Pasolini mi pare scomparsa...  Un tempo si vedevano quelle scaglie spettacolari, bianchicce, grasse come maiali, su quasi tutte le spallucce rachitiche maschili.

Eppoi questi omini annicinquanta vestivano in modo diverso. Niente piercing ai capezzoli, niente tatuaggi tribali alla Bobo Vieri. I tatuaggi ce l'avevano i vecchi tossici ed erano tristissimi. Anche i galeotti. Scritte tipo:  samanta ti amerò sempre.

Gli omini degli annicinquanta, tranne rare eccezioni, erano tutti brutti e pelosi.  Le eccezioni diventavano brutti dopo i quarantanni quando ingrassavano a dismisura.

E i denti? Rigorosamente gialli, trascurati, magari con la protesi a cinquantanni. Perchè negli annicinquanta ci si lavava i denti quando si faceva il bagno, cioè una volta alla settimana.

Eppure, a modo loro, questi qua erano anche simpatici. Qualche volta.

Qualche.

postato da potossolo alle 00:22 | link | commenti (14)



03/09/2008

Lo confesso: sono uno di centro-destra. Un tempo lo tenevo nascosto perchè un po' mi vergognavo, come mi vergognavo di guadagnare tanto e di avere la casa di proprietà, il garage, una casa al mare e pure un conto in banca. Poi, invece, le cose sono cambiate. S'è capito che NON essere operai non è un difetto. Io ho cinquant'anni. Ai miei tempi i compagni operai erano venerati. Eravamo tutti di sinistra, al Liceo. Anch'io che non capivo nulla e andavo alla Messa la domenica. Ma sembrava giusto così: uguaglianza, redistribuzione del reddito, comunismo. Sono passati anni ed anni ed io, duro, a votare socialista, anche quando c'era Craxi con quella faccia a maiale. Non lo sapevo allora, che era un ladro e che si trombava, tra le altre, pure Moana Pozzi. Io votavo Craxi per tirare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Comunista mi sembrava troppo perchè ero piuttosto ricchino (non proprio ricco). Poi non bisogna dire ricco, porta male, attira le gelosie e la sfiga. Fai la figura del profittatore. E, diciamolo, è pure vero. Io poi pagavo pure le tasse, e mio babbo mi diceva: le tasse non bisogna pagarle, per principio. Aveva ragione. Le tasse le pagano i fessi. Poi, insomma, sono cresciuto. Ci ho messo decenni, ma sono cresciuto e ora sono contento di essere piuttosto ricco, sono cotento che questi stronzi di comunisti l'abbiano preso nel culo, che i sindacalisti (gente che non ha mai fatto un cazzo mai, mai, mai, in nessuna occasione) siano in disgrazia e sono contento pure che Berlusconi faccia i MIEI interessi e mi faccia un po' arricchire, impoverendo questi stronzi di operai (che però ormai non ci sono più), nullafacenti, vagabondi, giovani ciccioni che stanno a farsi le canne in piazza e trombano le ragazzine. Sono contento che chi è ricchino sia ricercato dalle donne, invece che questi tipi coll'eskimo dei tempi miei, che leggevano Marcuse e Marx, ma non ci si capiva nulla. Ora però son diventati tutti di centro-destra anche loro, perchè hanno un pochini di soldini. E i precari che vadano a prenderselo nel culo. Che tassino i poveracci che lavorano poco e quelli dell'amministrazione pubblica, che non fanno cazzo, ma proprio nulla, e se ne vantano. E tra loro criticano chi osa fare un pochino, ma pochissimo lavoro, anche minimo minimo minimo, perchè da' il cattivo esempio. E basta con questa scemità: pagare tutti per pagare meno, che è una stronzata assoluta. Assoluta. Vi pare che se fosse così, dato che ogni anno si paga di più, non dovevano già abbassarle le tasse? Almeno a quelli che producono. E invece no. Le tasse si potranno ridurre quando questi straccioni, fetenti e ignoranti se ne staranno davvero zitti, davanti alla TV, a guardare solo ed asclusivamente il Festival di Sanremo.

E scusate lo sfogo!

 

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01/09/2008

TREMONTI E' BUCO E VI DIRO' COME E PERCHE'.

Tremonti è nato nel 1947 nella zona di Bergamo, dove alligna l'omosessualità rituale che, da quelle parti, non è considerata meno virile di fare a testate con un toro. Si tratta dell'antico pregiudizio politico secondo il quale chi introduce il membro virile del retto di uomo non è veramente finocchio, frocio, ricchione o, come si dice qui, buco, ma solo uno che manifesta la propria virilità sopra ogni misura. In poche parole non contento di penetrare vagine e culi femminili allarga il suo campio d'azione anche verso quelli più debolucci, remissivi, schivi, timidi, magari buchi.  E' uno esuberante, un macho. E se ne vanta!

Purtroppo Tremonti negli anni '60 era deboluccio, remissivo, schivo, timido e con una voce inconfondibilmente ghei. Fu quindi stuprato, come del resto era uso in quegli anni, dai 7 o 8 più robusti e maschi compagni di scuola. Ne fu contento.  Ciò detta una forte spinta ai suoi studi ed intraprese la facoltà di Giurisprudenza. Portava con se, bisogna dirlo, lo stigma omosessuale, oggi vituperato, allora fonte di molte maldicenze. Dovette sopportare di subire rapporti anali passivi con quasi tutto il corpo docente, professori ordinari, straordinari, associati e ricercatori, oltre a tutti gli allievi più anziani e 4 bidelli.  Era prassi comune, come credo ciascuno sappia, almeno gli uomini nati in quella generazione.

Il Ghei Praid non esisteva ancora, e comunque Tremonti si è sempre considerato eterosessuale con qualche deviazione, ma solo dal punto di vista della pronuncia e del tono di voce. Addirittura si è sposato con una lesbica per mettere in pace la sua coscienza e fare il suo dovere di buon Cristiano (che è di subire quanti più rapporti anali possibili, ma di sposarsi e fare un figlio).

Nell'ambiente Giulio è noto però, più che per queste sue storie di vita, per la sua abilità con la bocca. La leggera distorsione della rima buccale, frutto di uno stupro di gruppo consumato a Bergamo Alta nel '68, lo rende estremamente abile nell'affrontare certi temi, anche di considerevole lunghezza e spessore.

Di fronte a tutto ciò non si può che avere la massima fiducia. Altro che la Carfagna!

 

 

postato da potossolo alle 20:58 | link | commenti (15)






Cucimi una storia addosso Un'altra non la mia che mi stia bene però pur non raccontando di me che mi calzi a pennello e mi reinventi che mi stupisca io stessa di come sarei potuta essere