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*** potossolo ***

29/05/2008

Ho cambiato reparto, dall'OSMA a SMN, il 12 maggio 2003. Me lo ricordo perchè era il giorno del mio quarantesettesimo compleanno.
Il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di SMN faceva, e continua tuttora a fare, schifo. Non mi riferisco a chi ci lavora, anche se certamente le critiche non mancherebbero, ma proprio al luogo: buio, sudicio, angusto, rumoroso, vecchio, sgangherato e puzzolente. Col tempo queste cose si perdono. Oggi non avverto più lo "schifo" che invece coglie chi nel reparto entra per la prima o per le prime volte. Al puzzo ci si abitua, come pure al sudicio. Ci si abitua un po' a tutto.
C'era ricoverata, il 12 maggio 2003, una paziente "esemplare", anche se tali pazienti esemplari ci sono un po' dappertutto, almeno nella psichiatria, che è notoriamente la feccia della medicina. Questa paziente si chiamava  Lucia. Il cognome non lo riporto, ma comunque era un cognome italiano anche se Lucia era probabilmente (non ho mai capito bene la sua storia e credo, d'altra parte, non l'abbia veramente capita nessuno) una zingara. Come ogni zingara odiava specialmente gli zingari e usava questo epiteto come offesa, la più grave: "zingara!". Lei si definiva drogata.
Impossibile fare una diagnosi. Io certo non ci ho mai provato. Secondo alcuni era una gravissima borderline, secondo altri una schizofrenica, per Massimo sicuramente una grave bipolare. Secondo me non era nulla di tutto questo: era un mostro umano. Il risultato dell'abiezione che proprio l'uomo stesso può creare, senza bisogno di molto altro aiuto. Era figlia di un incesto, il nonno (un giostraio zingaro, a quanto pare) aveva messo incinta la moglie del figlio. O almeno questo era scritto in una breve nota di presentazione. Lucia era cresciuta negli isituti, credo nella zona di Siena, da dove veniva prelevata durante l'estate per mendicare. Successivamente deve aver iniziato a battere e, credo quasi in contemporanea, a drogarsi. Ma la sua storia è largamente sconosciuta e anche misteriosa, oscura, nebulosa.
Quando ho iniziato a vederla io praticamente viveva in reparto, con lunghi periodi di "inserimento terapeutico", da un numero imprecisato di anni. Da allora l'ho sempre vista, con periodi intervallari della durata massima di 4 o 5 mesi. Non era possibile "allocarla" da nessuna parte. Era grassa e bassa di statura, di carnagione scura, completamente sdentata. Un profilo tondeggiante, ma con occhi grandi, penetranti e niente affatto stupidi, ne' folli. Effettivamente non aveva lo sguardo perso del folle. Eppure riteneva di essere, o raccontava di essere, moltissime diverse bellissime attrici. Era contemporaneamente Gwyneth Paltrow, Carolina di Monaco, Cameron Diaz e tante altre e girava con fasci di riviste, ritagli, fotografie. Si riconosceva in ciascuna di esse, con tutte. Era bruttissima, per me repellente.
Nei primi tempi era molto aggressiva. Picchiava duramente. Ha colpito una collega e le ha procurato una lesione alla spalla. Ha picchiato innumerevoli pazienti. Urlava. Era terribilmente maleducata e cattiva. Assolutamente cattiva.
Io ho sempre capito poco di quel che diceva. Da ultimo, praticando dell'Haldol Decanoas, oppure per altre motivazioni, non si capiva quasi più nulla, era un biascichio idistinto, con tanto di bava che colava dai margini della bocca. Poi toccava, si strusciava, faceva talora proposte oscene, a uomini e donne, senza alcuna speciale preferenza. Vestiva in modo per lo meno eccentrico e spesso era seminuda, con la gran buzza rotonda scoperta l'ombellico quasi piano dal grasso.
Aveva un compagno, il famoso C. E questo è il lato veramente interessante della vicenda. Questo C. era un vecchio tossico, ma ormai fuori dal giro, uno diciamo ricuperato. Chissà quando e come si erano conosciuti, io non l'ho mai saputo. Anzi, io  C. non l'ho neppure mai visto. Eppure abitava proprio in Gavinana, la zona di nostra competenza. Si diceva che i due si fossero conosciuti quando la Lucia, molto più giovane, batteva e procurava droga per entrambi. La Lucia ha sempre continuato ad assumere Metadone, ma senza un preciso perchè, per abitudine, per non creare problemi. Non credo che l'abbia mai seguita un SerT. Comunque questo rapporto antico fra Lucia e C. era molto intenso e strano. E' una di quelle cose assurde che si vedono nella psichiatria che è, come ognuno sa, il buco del culo del mondo.
I due convivevano a fasi. Ogni tanto C., esasperato, la riportava in reparto. Ma dopo un po', 5,6,7 o 8 mesi, se la riprendeva a casa sua. Non ho mai capito perchè e credo non l'abbia mai capito nessuno, tanto meno lo stesso C. La Lucia non credo potesse procurargli denaro battendo. Aveva quasi 52 anni (era nata nel 1956, come me), era repellente e sudicia, con un comportamento aggressivo, sconclusionato, violento e selvaggio.  Aveva una modestissima pensione di invalidità, ma fumava le sue regolari 60 sigarette al giorno. Ogni tanto Lucia picchiava lo stesso C., che talvolta chiamava marito, altre volte non considerava neppure. In altre occasioni picchiava i vicini di casa. Ultimamente C. l'aveva denunciata per maltrattamenti e percosse e l'aveva di nuovo riconsegnata in reparto.
Impossibile pensare di farla stare in qualsiasi struttura, impossibile. Era un fatto provato, come il freddo d'inverno e il caldo d'estate. Si cercò di mandarla all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, vicino a Mantova, dove sarebbe pure stata bene. Ma, si sa, i tempi della giustizia (?) sono imprevedibili. Non solo i tempi: tutto nella giustizia è imprevedibile e questa è una grande lezione di vita: non puoi mai sapere cosa può succedere, quando, come, dove e perchè.
Poi, non si sa come, C. l'aveva ripresa a casa. Perchè? Impossibile a sapere. Forse l'amava? Impossibile a sapere. Se tuttavia, costretto da qualche evento a fare un esempio reale di storia d'amore, forse userei questa incredibile vicenda, assieme ad alcune altre che pure ho osservate nella psichiatria, che è un luogo di confine, terra maledetta, mai del tutto circoscritta nelle mappe. Non era una specie di amore quello? Meglio invece la trentenne separata che vagheggia e sogna il giovanotto palestrato e lucido che ha visto nel locale alla moda? Lasciamo perdere. Questi giovani mi fanno leggermente senso.
Comunque sia C. si è ripreso la Lucia, sempre più farfugliante, obesa, indecifrabile. Dopo un po' è tornato in reparto a chiedere farmaci per lei, diceva che non stava bene. Aveva la febbre. Gli hanno dato i soliti farmaci finchè un giorno, pochi giorni fa, tornando a casa, in Gavinana, l'ha trovata morta in un lago di sangue. Probabilmente l'aspirina le ha bucato lo stomaco.
La Lucia aveva preso di tutto e di più. E' morta per un po' di acido acetilsalicico, senza essere stata vista da un dottore, a casa di un vecchio tossico, da sola. Tutto questo qui, accanto a noi.
Amen
 
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Marco Cavallo

 

Se ho un leone che mi mangia il cuor

se ho una bissa che me magna i piè

se cerco il mare di Shangai e Hong Kong

o se una volta mi innamoro di te

Non ho l'arma che uccide il leone

e per la bissa non ho il bastone

verso Hong Kong non possiamo volare

se risposta c'è non è certo controllare

 

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28/05/2008

M A D R I D

Avevo una guida Routard del 2000. Utile per capire che in una città come Madrid 8 anni sono veramente tanti.

Cominciamo col dire che i prezzi sono più che raddoppiati, che un caffè costa 1.50 euro, una casa a Madrid di due stanza, 50 mq, costa 300.000 euri, che è quasi tutto nuovo. L'aereoporto è tutto nuovo e inaugurato l'anno scorso, i famosi musei son tutti risistemati o creati, e comunque grandissimi e ricchissimi, ben illuminati. La Collezione d'arte della Reina Sofia vale assolutamente la pena: grandissima e bella anche la facciata nuova (alla faccia di questi gerontocrati locali per cui tutto ciò che ha meno di 300 anni, come loro stessi, va schifato ed evitato). E' lì che cè il "must" la Guernica (che è molto più grande di quello che si potrebbe credere). Il perchè di tanto successo è poco comprensibile, il quadro non è poi cosi' bello. Eccezionali le opere di Mirò, Picasso, Salvador Dalì (che consiglio perchè non lo so, forse era un po' grullo) e poi Rotkho, Braque e tutti gli altri. Molto meglio del Prado che pure non è male, specie coi suoi Velazquez, Rubens, El Greco, El Zubarran, Goya, Tiziano. Ma è roba risaputa. A me è piaciuto moltissimo Hyeronimus Bosh e ho comprato la stampa del giardino delle delizie!

A Madrid non faceva affatto caldo, anzi: proprio freddo! Pioggia pure, per tre giorni. Meno male che, come in ogni città civile, c'è una ottima metropolitana. Niente a che spartire con quelle italiane.

Ma il massimo di splendore antico è la Cattedrale di Toledo, con una sacrestia stracolma di El Greco, Tiziano, Rubens, Goya, Raffaello lasciati lì, swenza protezioni, alla mercè di tutti, uno accanto all'altro, assai  meno costuditi dei paramenti sacri dei tromboni ecclesiastici del posto (dove troveggia Sal Isidro) che, evidentemente, si consideravano assai più importanti. Tutta la Spagna è ancora piuttosto religiosa, ma per poco, non come da noi che più si diventa atei e blasfemi e più il Papa diventa il vero capo della politica italiana.

Ma questa è roba per turisti sessantenni o buzzoni. Effettivamente io e Meri siamo quasi sessantenni. Comunque un po' in giro, per Plaza Mayor, per la Gran Via,  Piazza Callao, il quartiere Chueca, in via Hortaleza (che è il quartiere dei finocchi, da vedere) ,per il Palazzo Reale con i suoi baskers gitani. Suonano il clarinetto tutte facce brutte da zingaracci che qui si vorrebbero bruciare vivi, accompagnati con un organetto. Non suonano benissimo. C'è poi il solito chitarrista classico, un po' palloso.

La città è rinvigorita, rafforzata, arricchita, rinnovata negli ultimi 20 anni. L'esatto contrario di ciò che è avvenuto a Roma, Firenze, Milano, per non dire di Napoli che dovrebbe essere annessa di diritto all'Algeria, anche per questioni religiose e linguistiche.

I madrileni se la prendono comoda e vanno calmi, chiacchierano, ridono, si divertono, ma tanto hanno da lavorare. Tutto il contrario di qui dove 4 o 5 imbecilli evono farsi il culo per gli altri 300.000 o 450.000 che aspettano e si divertono a farsi beffe di coloro che lavorano. "eccolo lì, un testaccia di cazzo che lavora, ah ah ah ah..." E fischiano e mettono il dito medio alzato nel pugno chiuso, come per dire: sei un coglione e noi ti pisciamo in testa! Chi lavora e non fa il sindacalista deve essere interdetto. E' una vergona lavorare in Italia, una umiliazione.

Quando sono stato a Barcellona, 3 anni fa, l'atmosfera mi era parsa meno modernista, più allegrotta e carnevalesca. A Madrid mi piacciono di più. Ci sono delle gran belle ragazze, ma che non si sbattono più di tanto, si fermano 2 o 3 ore a prendere il caffè e l'insalativa o le tapas. Il sabato sera: tutti, ma proprio tutti tutti, in giro, a divertirsi, a bere, a cantare, a ballare, a chiacchierare. Tutti meno io, ovviamente, ma ormai io son di un'altra epoca. Sento la morte dentro di me.

Sabato Flamenco, ma di quello vero, con 2 chitarristi, 2 cantanti di cante jondo e 2 ballerini. Bravi davvero, non era una stronzata folkloristica per spennare soldi ai soliti imbecilli buzzoni. Non volevano farci andar via e stava per finire l'ultima corsa del Metro, che è alle 1 e 30 (ricordatevelo!). Poi, in effetti, ce l'abbiamo fatta, ma per poco e tutta di corsa.  Il locale si chiama Espacio Flamenco, in Ronda dei Curtadores 26, ma lo trovate su Atrapalo.com. Si può prenotare infatti on-ine. Alle 2 s'era a dormire.

Domenica Corrida alla Plaza de Toros des Ventas. Non è una finta neanche questa, una cosa all'italiana, in cui le uniche tradizioni che contano sono la fica e il calcio, oltre la TV commerciale. Ci sono dei vecchi riconglioniti, è vero, ma si capisce che la corrida fa parte ancora della cultura degli ultra quarantenni. Prima credo di no, pensano al Rock , al sesso e alla droga, oltre agli studi. Perchè mi pare che studino lì, almeno sembra. Non ci sono 178 facoltà universitarie del cazzo, come da noi, tipo la Facoltà delle Arti Anali di Castelpulciano, sede distaccata di Rocca della Zoccolona. Comunque un torero s'è beccata una bella cornata in una coscia e per poco non ci lascia le piume multicolori. I tori devono essere sempre e comunque ammazzati.  Un toro miura è nero o grigio scuro e pesa dai 520 ai 640 chili ed è una gran bella bestia, che però deve necessariamente morire, come tutti noi. Gli infilano una spada, la muleta, precisamente nel groppone, ma nel punto esatto, che deve essere assai piccolo. Alcuni toreador ci mettono 4 o 5 volte per azzecare il punticino. Se azzecchi lo speidino entra come lama nel burro, il toro sembra vivo, ma inizia a sanguinare come una spugna imbevuta di sangue, esce sangue dal naso e dal groppone nero, lo fanno girare e dopo 5 o 6 secondi il poveraccio cade, mezzo dissanguato. Allora uno, con fare sicuro, prende un coltellaccio e glielo pianta fra la seconda e la terza vertebra cervicale con un colpo netto, se gli riesce. Il toro tira qualche scalciata colle gambe e crepa. Dio l'abbia in gloria! E ce l'averà di certo, dato che fa il tifo per i toreri cattivi e impomatati, cioè quelli che vincono. Se invece vince il toro allora Dio fa il tifo per il toro cattivo.  Gli sfrucugliano il midollo per esser sicuri che il toro sia ben crepato e poi lo agganciano a 3 muli che trascinano via la carogna che lascia una bella striscia di sangue rossastro. Una goduria. La gente applaude contenta. Così sono gli esseri umani: godono nel veder morire.

Chissà chi mangia le famose palle di toro!

La morte fa spettacolo, altro che la vita!

 

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27/05/2008

per veri e poco seri collezionisti

 

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20/05/2008

Domani parto per Madrid. Stasera volevo accorciarmi la barba col solito accorciatore elettrico e non mi sono accorto che era a lunghezza minima. Risultato: ora sono senza barba. Mal di poco. Mi sono pure accorciato i peli sul petto, che tanto scandalizzano le signore. Invece mi sono depilato a zero sotto le ascelle , tipo donna. Il perchè non lo so, ma credo sia sempre merito dell'accorciatore elettrico. Prevengo subito la domanda a seguire e aggiungo che non mi sono tagliato, ne' accorciato i peli pubici. Non mi è chiaro neppure questo, ma penso di aver avuto un po' paura dopo gli effetti ottenuti sugli altri peli. Un amico mi faceva notare che radendo opportunamente i peli pubici si può creare l'impressione di avere il membro virile più lungo, cosa che, come ognuno sa, è il sogno inconfessabile o confessabile di ogni uomo. Per ciò che mi riguarda ho rinunciato al semplice trucco, che peraltro non può essere efficace quando uno va a misurare col  righello. Una domanda interessante è la seguente: da dove e come si misura la lunghezza del membro? Lo dico perchè certe volte si trovano delle misure che mi paiono francamente inverosimili.

Colesterolo: 238, HDL colesterolo 61. Tutto sommato non male anche se, bisogna dire, che l'aver smesso di fumare, l'essere diventato vegetariano, avere un peso ottimale è risultato, come da regola, assolutamente inutile. Questa è una regola della medicina preventiva. La prevenzione funziona solo sulle masse, mentre sul singolo, misteriosamente, non serve a nulla. Così se 1.000.000 di persone smettono di fumare, dopo un anno, 3 o 4 persone in meno contraggono il cancro al polmone. Invece se uno smette di fumare il cancro al polmone gli viene lo stesso. Il perchè è del tutto sconosciuto.

Oggi ho lasciato le consegne sul lavoro. Sembrava che partissi per un anno sabbatico e invece sto via solo una settimana. Scrivo talmente tante relazioni che se mi pagassero 10 euro ogni relazione potrei comprare l'Alitalia e cambiarli nome: Alipoto.  Ho dovuto lasciare due pagine di appunti scritti. D'altra parte è così: se uno lavora e manca la differenza si vede, anche se poi, a ben guardare,  non è affatto detto che questo voglia dire che si fa qualcosa di efficace. Se manca il mio primario per sei mesi non se ne accorge nessuno.

Mi sono rimaste solo 8 copie del librino scemo, ne ho regalate 42 copie. In genere mi dicono che sono rimasti piacevolmente sorpresi. Considerando la media dell'editoria è pure possibile che non abbiano torto. Molta gente ha davvero l'idiosincrasia per la parola scritta. Invio mail a persone che non mi rispondono neanche, anche su argomenti di loro interesse. Neppure un ok di risposta. Si capisce che scrivere per costoro è una cosa innaturale, inumana, atroce, un po' come lavorare per un sindacalista.

A me, invece, scrivere piace.

 

 

postato da potossolo alle 18:29 | link | commenti (12)



19/05/2008

rivista dei comunisti anarchici

 

 

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18/05/2008

Oh, tesoro!
Fossi, tu, qui!

Appena sveglio,
un'erezione...

Dice un tale,
amico mio e di Esculapio:
Buon segno!
Durasse fino a sera!”

Intanto il mare,
qui davanti,
anche lui...
si fa sentire.

postato da: alciullo
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17/05/2008

Stamattina sono andato con Andrea a trovare la Patrizia. E' in Rianimazione. Ha una polmonite da Pneumocisti Carini, tipica degli immunodepressi da HIV. La Patrizia era legata al letto con le fasce, senza protesi e quindi sdentata, con tutti i tubicini e farfugliava. Farfuglia o parla sempre, non smette mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai mai. Ora a scriverlo sembra nulla, ma una che dormirà al massimo 2 ore al giorno e non smette mai mai mai mai mai mai mai di parlare, farfugliare, urlare è una cosa insopportabile, è una maledizione, è una cosa che leva di sentimento.

Il signore nel letto accanto, abbastanza giovane, ha detto : stanotte qui c'è stato una rave.

Gli hanno fatto 10 fiale di Serenase in pompa, 60 milligrammi di Ipnovel, 2 fiale di Zyprexa i.m. ma non s'è chetata un solo secondo. L'avessero fatte a me adesso sarei in tossicologia, e penserebbero ad un tentato suicidio. Ma la Patrizia ha i recettori o altre cose nel cervello diverse, è allenata. Anni e anni e anni di fatica e botte, casomai si vincono i Mondiali. I Mondiali di tossicologia.

Magari poi, alla fine, la Patrizia muore, perchè neppure lei è immortale. Come invece sembrerebbe. Intanto la trasferiscono agli Infettivi, da dove ci malediranno per l'eternità.

postato da potossolo alle 21:41 | link | commenti (3)


Giovedì presentazione ufficiale del librino. Presenti anche gli autori di introduzione, prefazione e postfazione. Nella mia dotta prolusione ho fatto notare come, dietro l'apparente assoluta scemità del testo, si nasconda invece, per occhi indagatori e colti, la risposta ad una grande domanda filosofica, e cioè: qual'è la vera, grande domanda filosofica?

Abbiamo scelto una forma per così dire minore nel porre una tale questione per tre motivi: in primis non volevamo appesantire il testo, in secundis tale tipo di domanda rientra nel mistero, in una lettura strettamente da iniziati, cui non tutti possono accedere. Così alcuni, leggendo l'agile librino, crederanno di avere fra le mani una sciocchezza, un divertissemant. Solo pochissimi, gli eletti, potrano davvero capire.

Grande successo fra il pubblico colto.

 

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16/05/2008

 

postato da potossolo alle 19:07 | link | commenti (6)



15/05/2008

Leggo alcuni pizzini di Bernardo Provenzano. Terminano tutti così:

Vi benedica il Signore e vi protegga!

Quale miglior firma per un capo mafia autore di innumerevoli omicidi, di cui almeno cinque esguiti personalmente (epica la strage di Viale Lazio)?

Anche il benedetto da Dio Berlusconi evoca a Se la protezione di Dio.

E io credo che ciò sia perfettamente giusto e logico. Dio esiste per portare ordine e l'ordine è incarnato da alcuni personaggi che, essendo destinati a ciò (gli unti del Signore, i Cristi), mantengono con Esso un particolare ed intimo contatto.

Siamo noi disgraziati, umili servi, che dobbiano stare alla larga e guardarci le spalle!

 

postato da potossolo alle 11:29 | link | commenti (10)



14/05/2008

Avevo scritto una storia lunghissima e mi è sparito tutto!

Segno evidente che non era il caso di scrivere!

Meglio così...

 

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postato da potossolo alle 10:20 | link | commenti (2)



13/05/2008

Firenze
(Canti Orfici)

 

Entro dei ponti tuoi multicolori

L'Arno presago quietamente arena

E in riflessi tranquilli frange appena

Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l'arco dell'intercolonno

trema rigato tra i palazzi eccelsi:

Candide righe nell'azzurro: persi

Voli: su bianca gioventù in colonne

 

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Trieste
 
(da Trieste e una donna, 1910-12)
 
Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.
 
Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
 
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
 
postato da potossolo alle 19:18 | link | commenti (1)


ho compiuto 52 anni

Mi hanno fatto una festa a sorpresa!

Quando dici che fai lo psichiatra la prima reazione è credere che puoi sondare e penetrare la loro mente. Niente di più sbagliato. Io non capisco mai nulla. Sono solo un meccanico di recettori. Infatti non mi ero accorto per nulla che stavano organizzando da tempo una festa per me.

Che carini!

 

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11/05/2008

Se sei intelligente, dotato di senso comune e buona salute e nasci povero, dopo una esistenza non dico che sarai benestante, ma certo sarai meno povero. Se sei poco intelligente, privo di senso comune o molto malato e nasci benestante, non aumentarei la ricchezza della famiglia, ma potrai cavartela decentemente. Se sei poco intelligente, privo di senso comune o molto malato e nasci povero, rimani povero e magari generi una progenie di poveri scemi.

 

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Questa Patrizia è poco più di una scema qualsiasi. Se fosse nata in un paese e non nel centro storico, magari sarebbe stata la scema del paese, quella che si porta nelle siepi per farsi fare un pompino. Ma le cose sono andate diversamente. E' rapidamente diventata una tossica di strada, senza arte ne' parte. Non si può dire che sia matta, è solo veramente una tragedia umana, in cui uno non capisce se quel che manca sono i neuroni oppure un minimo di educazione nell'età infantile. Perchè questi soggetti non nascono a caso. Comunque sia, dato che queste domande sono importanti come il tempo metereologico nell'amazionia centrale, la Patrizia, un bel giorno, ha scoperto dove gli spacciatori nascondevano la roba. Gli spacciatori di strada tengono un piccolo deposito a portata di mano, sia per procacciare i clienti, sia per non farsi scoprire con la sostanza dalle periodiche, e ben conosciute, retate della polizia. Anche questi piccoli spacciatori sono dei disgraziati, il più spesso megrebini.  Sono però poco gentili. Hanno subito capito chi era stato a rubare la roba, dato che la Patrizia è una scema, e hanno deciso di dare una lezione esemplare. Hanno montato la Patrizia su una macchina, l'hanno portata in riva al fiume e l'hanno torturata. Perchè di questo si è trattato, di una tortura, che doveva poi concludersi con la morte della Patrizia. Le hanno sfondato il retto, messo la varichina nella vagina ed altri giochetti divertenti.  Poi, non si sa bene come e perchè, se ne sono andati. Forse qualcuno li ha disturbati prima di finire l'opera. E la Patrizia non è morta. Ovviamente ha dovuto subire degli interventi chirurgici, la asportazione di parte del retto, una stomia provvisoria, la ricostruzione (non so quanto efficace) della vagina, poi la ri-anastomosi colorettale. Ma la Patrizia deve avere la pelle dura, ben rinsaldata da anni e anni di eroina di strada e violenze di ogni tipo. Altrettanto ovviamente si è ben guardata dal denunziare i suoi torturatori, che pure ben conosce. E' rimasta circa 8 mesi in ospedale, poi è stata avviata in una comunità terapeutica. Da dove è subito fuggita, senza nessun motivo comprensibile e nessun piano plausibile. Tutti noi, noi "sani" e buoni, abbiamo avuto compassione per questa donna, tanto sfortunata. Per otto o nove mesi. Poi anche la compassione è terminata, dato anche che la Patrizia è tornata esattamente come prima, a rompere i coglioni in modo assillante e senza nessuna speranza, e a drogarsi con qualsiasi cosa.

Non è così facile distinguere i buoni dai cattivi.

 

 

 

 

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I famosi serial televisivi sui medici e gli ospedali, senza eccezione, mi sono sempre sembrati la cosa più dissimile da ciò che faccio io e i miei compari.

Ai miei tempi c'era il dottor Kildare, colpevole di molte pseudo-vocazioni mediche. Ora pare goda di straordinario successo il dottor House. Sono tutti ossessionati dalla diagnosi, una cosa che, nella realtà, occupa un posto miserrimo nelle priorità di un medico (italiano).

Se vogliamo rintracciare un ispiratore alla vita reale di uno psichiatra del Servizio Pubblico, almeno come la vedo io, è meglio far riferimento ai serial sui poliziotti americani, quei serial un po' violenti e addirittura trash.

Dal punto di vista letterario: "I ragazzi del coro" di Joseph Wambaugh.

 

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09/05/2008

Giovanni stamani era in "crisi". Sarà dimagrito 10 chili, ed era già molto magro. Dirlo pallido è poco, è bianco, bianco come la neve, bianco come una parete bianca, bianco come un morto. Quando l'ho visto, due giorni fa, mi sono quasi spaventato. Lo conosco da 17 anni, da quando lavoro coi matti sporchi, e da 10 anni lo vedo ogni 15 giorni. Mi è sembrato un vero cadavere, con la pelle bianchissima, che cala, nella faccia, come quella dei morti di cancro. Sono 3 mesi che sta in quella Clinica Privata e credo non abbia mai incontrato un solo fotone. Così ho deciso di riportarlo da noi, al Letamaio, dove almeno si può fargli degli esami e, forse, qualcuno potrà portarlo un pochino all'aria aperta. Magari si potrà farlo mangiare qualcosina di diverso dalle merendine confezionate, dagli hamburgher e patatine fritte, che sono l'unica cosa che mangia da 40 anni. Giovanni ha 49 anni.

Ma stamani era in "crisi", come accade ogni 3 giorni da 4 mesi. Occhi al cielo, parla in continuazione fitto fitto, non si capisce nulla, parla o bisbiglia velocissimo, batte le mani o gratta il muro col dito, cammina. Non si può scambiare parola in queste condizioni, è del tutto isolato. Gli fanno dei gran punturoni, ma non gli fanno assolutamente nulla. Io e la Roberta lo prendiamo, senza far tanti discorsi (in culo a tutti gli psicologhi del cazzo e della fica), lo si carica in macchina e si va al Letamaio. Il Letamaio sta in centro, non ci si può arrivare in macchina, c'è sempre ingorgo, lavori in corso, deficenti o pazzi che girano dappertutto. Comunque, fidando sempre nella "napoletanità" che è insita in tutti gli italiani, al Letamaio ci arriviamo lo stesso e portiamo Giovanni. Quello sta sempre in "crisi", cogli occhi in altro, che sbatte le mani, e dice dice dice dice dice dice cose senza senso, ma forse no, comunque non si capisce nulla di nulla. Poi chi lo ascolta? Noi siamo della psico-polizia, mica dobbiamo stare a sentire la gente, a questo ci devono pensare gli Universitari col cazzo ritto, che li pagano per questo.

E nel Letamaio, sempre chiuso a chiave, subito mi assale la Lucia che sbava, ma io non la capisco, poi la Patrizia, quella che gli hanno infilato un palo nel culo, ma rompe i coglioni lo stesso. Il puzzo di piscio è dentro di me, so che c'è, ma tanto non lo sento. Deposito Giovanni, sempre in "crisi" e mi affidano Stelio, un oligofrenico di cinquant'anni che vive con la mamma sorda. Dev'essere dimesso ma nessuno sa chi possa venire a prenderlo. Gli infermieri ovviamente non sanno nulla. Devo telefonare io, ma, come di prassi, a nessuno frega nulla. I cugini, giustamente, hanno altro da fare. Mi carico Stelio in macchina e me lo riporto alla base, alla Fortezza Bastiani. Non faccio in tempo a salire in torretta che la Rox mi dice che Antonio ha bevuto il disincrostante. Sarà il caso di andare a vedere. E' al laboratorio, il nostro caro Antonio, il dolce Antonio, con quegli occhi innocenti da cerbiatto. Ha la veste da lavoro blu, dipinge una casetta del presepe. Ha vomitato il liquido nell'ingresso. E' lì che si scusa con noi. Purtroppo questa roba potrebbe rovinargli l'esofago e portargli una grave stenosi, una cosa molta fastidiosa. Portiamolo al Letamaio, sarà il caso che lo veda un Dottore. E di nuovo in centro, nel casino di macchine, motorini, turisti ciccioni, biciclette con sopra vecchi. Di nuovo a cercar posto per la macchina aziendale. Bisogna fargli la lavanda gastrica al povero Antonio. Magari gli servirà da lezione.

 

 

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08/05/2008

Son quasi le 4 e non dormo...

Ho preparato un po' di pacchettini da inviare, con dentro il librino scemo.

In queste circostanza, di notte, nel lettone vuoto, mi viene da pensare: cosa succederà dopo morti? Risposta: nulla di nulla. Ma non me ne accorgerò perchè non esisterò più. Terribile, inconcepibile. Alcuni dicono: ma che ti frega, tanto non ci sei? Ma dove sono? Da nessuna parte, scomparso, dissolto, puff!

A me questa cosa mi fa paurissima. Non esistere mi disturba. Sarà perchè, da che mi posso ricordare, sono sempre esistito. Eppure 3.000 anni fa non esistevo. Ma questo non mi disturba affatto. E' proprio l'idea che ora ci sono, penso, mi vedo, ho la pancia e il pene flaccido e magari, fra 80 anni, non ci sarò più, per nulla, zero! Orribile.

Sono questi i pensieri notturni.

 

 

postato da potossolo alle 03:59 | link | commenti (11)



06/05/2008

Io lo so che sono un uomo molto fortunato,lo so, non mi posso lamentare. E invece delle volte mi entra un tarlo nel cervello che gira gira gira gira gira.  Non riesco a fermare il tarlo nel cervello, io mi dico: cosa pensi? Smetti, scemo, smetti, tanto non serve a nulla. Ma intanto quello continua e continua.  Che scemo!

 

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04/05/2008

sometimes

 

 

 

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03/05/2008

Ammettiamolo: certe volte Trieste può essere sfacciatamente bella. A me che piacciono le donne non belle, le case ordinarie,  le persone non troppo intelligenti duole scriverlo, ma è così. Ieri poi Trieste era di quell'umore che talvolta può capitare a maggio, il suo mese di gran lunga migliore, nonostante il caldo. Perchè Trieste non è un posto per tutti e per tutte le stagioni.

Così, usciti dal castello di San Giusto, per un attimo non ho potuto fare a meno di dire: "Si, questo è il posto più bello del mondo".

Ho poi effettivamente visto la mostra di Leo Van la quale, in se, mi è del tutto indifferente. Ma la vista dalla Rocca di Monrupino e la dolina di Percedol (per niente carsica a mio avviso), e quindi Trieste, vale la pena. Perchè, insomma, a Trieste è così: non è cosa si espone che conta, è proprio il contenitore. Come Piazza Unità; dove potrei esporre tranquillamente pure io, e andrebbe bene lo stesso.

A cena all'agriturismo Milic a Sagradec. Cena stupenda!

 

 


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ancora psichiatria antica

Grazie a Elenù e alla Bellissima Esse ho potuto vedere l'ex manicomio di Trieste e  Marco Cavallo.

Ho dormito all'Hotel Tritone che porta appeso nell'ingresso la planimetria dello stesso manicomio.

Marco Cavallo è la storia di una grande idea di un grande uomo che fece abbattere il muro di cinta del manicomio ed  "invase" la città con un grande cavallo di cartapesta.

Trieste oggi non sembra una città moderna. E' lenta, ha poco traffico, pochi motorini e pochi negri. Negozi antichi e pochi orrori edilizi. Dev'essere una città povera o molto parca. Oppure molto saggia, non saprei. Assolutamente da visitare.

 

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01/05/2008

Trent'anni fa, il 13 maggio 1978, entrava in vigore la Legge 180.

Nello stesso anno era varata anche la ben nota Legge 194, quella sull'aborto. Altri tempi.

Per capire cosa fossero quegli anni (che io ho vissuto solo marginalmente anche se avevo 22 anni) bisognerebbe leggere il "Manuale critico di Psichiatria" di Giovanni Jervis, che è del 1975. Io abito in via Jervis, un Jervis diverso: un eroe di guerra.  Il Jervis psichiatra è nato a Firenze nel 1933 ed oggi si occupa di psicoterapia, psicoanalisi, epistemologia. Roba lontana mille anni luce da quello che scrisse nel 1975, quando faceva il Primario a Reggio Emilia.

Nella retrocopertina del libro si trova scritto: " La psichiatria è un problema politico: perchè riguarda la vita quotidiana di tutti, e la vita quotidiana è anch'essa - che lo si voglia o no - un problema politico; perchè è di fatto uno strumento nella mani di chi detiene il potere nella società; perchè le difficoltà psicologiche individuali sono in ultima analisi soprattutto il riflesso di contraddizioni sociali". Credo che oggi nessuno scriverebbe cose del genere, tantomento lo stesso Jervis.

La Legge 180, come ognuno sa, ha determinato la chiusura obbligatoria di tutti gli ospedali psichiatrici. Si è trattato, senza dubbio, di un processo rivoluzionario. Il termine rivoluzionario è molto ben caratterizzato: si tratta di un fenomeno breve, intensissimo, sanguinoso, guidato da una potente ideologia. Tutte le rivoluzioni sono brevi e determinano spargimento di sangue.  In questo caso lo spargimento di sangue, anche innocente, fu determinato da un numero imprecisato ed imprecisabile di morti e di notevoli sofferenze evitabili da parte di malati e delle loro famiglie. Per molti anni l'organizzazione generale della psichiatria fu certamente inadeguata alle esigenze, fatta eccezione di piccole realtà geografiche (come Trieste, Arezzo, Perugia e poche altre). Solo dopo un decennio si iniziò a capire cosa, più o meno, fosse necessario fare e forse solo dopo un altro decennio (verso il 1998 quindi) l'organizzazione di base potè dirsi ragionevolmente completa, anche se con vistose disuguaglianze.

In tutto il resto del mondo, dalla Russia alla Cina, passando per la Francia, gli USA o l'Inghilterra, nessuno ha replicato l'esperimento italiano (che pure è stato lungamente studiato) e questo vorrà pur dire qualcosa. Il processo di de-istituzionalizzazione è invece un fatto mondiale, ubiquitario, nato anche prima che in Italia, tale che in tutti i paesi civili il manicomio non esiste più. Non esiste quindi il manicomio come struttura, ma esiste tuttora una legislazione che consente di tenere ricoverato contro la sua volontà un individuo ritenuto malato per tempo indeterminato o comunque assai lungo.

Cosa pensavano coloro che hanno scritto la Legge 180? Essi non ritenevano (come si vuol far credere) che la malattia mentale non esistesse. Franco Basaglia fu un grande e colto psichiatra, di estrazione fenomenologica, e certamente conosceva molto bene la psicopatologia. Anzi: alcuni suoi scritti degli anni '50 sarebbero da rivalutare.  Gli estensori della Legge pensavano però che abolito di forza il manicomio ed ogni forma di manicomio i malati non sarebbero cronicizzati, non sarebbero divenuti delle larve umane, come in effetti tanto spesso accadeva.

Cosa possiamo dire dopo trenta anni? Possiamo dire che, nonostante le forme più estreme e deteriori di istituzionalizzazione non si vedano più, la malattia mentale è tuttavia, in molti casi, un problema cronico ed anche inguaribile.

Si potrebbe obiettare, ed è stato realmente fatto, che abolire il manicomio non basta (si parlava di manicomi familiari, di piccoli manicomi) e che lo spirito della Legge è stato tradito oppure disatteso. Può essere. Tuttavia oggi l'ideologia che sosteneva quella rivoluzione è morta.

Non vorrei però che si pensasse che io rinneghi il senso di questa Legge, che è tuttora in vigore e che ci guida nel nostro operare di psichiatri tutti i giorni.  La Legge 180 è una Legge durissima, ma giusta.

Dura Lex sed Lex.   

 

 

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Cucimi una storia addosso Un'altra non la mia che mi stia bene però pur non raccontando di me che mi calzi a pennello e mi reinventi che mi stupisca io stessa di come sarei potuta essere