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*** potossolo ***
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31/07/2007 How do I love thee? Let me count the ways.
Mi sto trasformando sotto i miei occhi... Stasera, di fronte al parente spaccaballe, dopo neppure due ore di insistenza, con quella retorica del cazzo che conosco a memoria, mi sono incazzato pure io. Ho scritto un fogliettino, l'ho consegnato al Professore (meridionale ed insegnante di religione) e me ne sono andato, con quello che mi rincorreva per chiedermi cose e certificati ... Se continuo così divento normale.
Niente da fare: non si dorme! Già presi 2 Halcion. Sembro ubriaco, ma non dormo. Altra "fase".
30/07/2007 Sono appena tornato a casina. Fatte le 20 ore di lavoro, ora mi merito un riposino... Peso esattamente 70 chili. Quindici giorni fa ne pesavo 66.8. Dovrò rientrare nei ranghi, ma ho una terribile fame notturna.
29/07/2007 Mi aspettano 20 ore di lavoro, ma l'umore è buono. Aspetto Perci per il giro cimiteriale. Ricordiamolo: la morte è il nostro futuro.
27/07/2007
Ora che l'umore è quello giusto, sto pensando ad organizzare un bel tour guidato di Cimiteri. Ce n'è uno splendido, detto Cimitero degli Inglesi, dove è sepolta Elizabeth Barrett Browning, che va assolutamente visto, imperdibile. Poi c'è il Cimitero di guerra alleato e quello tedesco, che sono davvero belli, tenuti benissimo. Con il prato curatissimo e tutte le tombine uguali uguali. Poi c'è il Cimitero delle Porte Sante, subito sotto San Miniato, che è una chicchina. C'è sepolto Spadolini. Poi c'è Santa Croce, dove ci sono i famosi Sepolcri, ma quelli li eviterei perchè fanno troppo turista giapponese. Aldo Palazzeschi è sepolto a Settignano. Dino Campana a Badia a Settimo. I miei genitori sono nel Cimitero di Torri, sopra Compiobbi (e non è affatto male).
25/07/2007 Come ognun sa, ho una regolare fidanzata, gelosa il giusto, ma in ogni caso molto paziente. Molto. Sopporta i miei periodi blu e anche il mio carattere usuale: freddo, gelido, insensibile e antipatico. Oggi son tornato al laghetto bellissimo. C'è sempre. Stasera ho mangiato ancora in modo esagerato e mi fa male la pancia. Ho una discreta tosse da interruzione del fumo. Sono ingrassato 5 chili in 2 settimane. Mangio in modo compulsivo. Aspetto Ele ed Esse.
24/07/2007 A questo punto mi sa che devo trombare
23/07/2007 la fine di una noiosa avventura La mia fase "down" credo, e spero, sia finita. Come è arrivata (era l'inizio dell'anno), così è terminata, senza un motivo, senza una ragione, senza niente. Semplicemente ora ho più energia, non penso sempre che dovrò morire e che nulla è sensato. Naturalmente non ho imparato nulla. Ho sempre cercato di capire se queste cose che accadono a me fossero un patrimonio di tutti, più o meno. Sono arrivato alla conclusione provvisoria che no, non è così. Certo: non credo di essere una strana curiosità della natura, ma la maggior parte delle persone non ha di queste"fasi", oppure non se ne accorge, oppure ci inventa sopra delle spiegazioni. Questa delle "fasi" io credo sia una eredità, molto modesta, della mia zia Rina, di cui ho parlato in precedenza. Fortunatamente si tratta di "fasi" molto attenuate. Alla base è lo stesso fenomeno che si riscontra nei disturbi ricorrenti. Mi sono sempre sforzato di svuotare queste "fasi" da ogni significato psicologico che, ritengo, sia uno maggiori rischi che, in queste circostanze, si possa correre. Nel senso che, nello sforzo di trovare un motivo psicologico (dare senso al dolore), spesso si fanno ancora più danni e sofferenza. Tutto ciò è un portato del dualismo ingenuo per cui esiste un corpo mortale ed un'anima (o uno spirito) molto più importante ed è questo'ultima che ci fa soffrire. C'è poi anche il valore cristiano della sofferenza e dell'espiazione che nobilita il patimento dell'anima che, alternativamente, offende Dio oppure offende Se stessa. Oggi che l'unico Dio siamo noi stessi (ognuno di noi ha per Dio Lui o Lei stessa) siamo solleticati a godere più possibile sbattendocene di tutto e di tutti e, non facendolo, pecchiamo contro Noi stessi, e quindi contro Dio. Io invece penso che tutto questo non abbia alcun senso, che non ci sia alcun peccato e che molte sofferenze (stupide) vengano proprio dal corpo, come quando ti viene il cancro. Poi passano. Poi tornano, a loro volontà, senza alcuna logica.
21/07/2007 una avventura per nulla noiosa Ieri sera m'è successa una cosa strana, e non negativa. Durante un colloquio con una paziente molto disturbata, una di quelle borderline molto, molto, molto cattive, per un po' mi sono lasciato andare, ho fatto il bischero anch'io. Una cosa insolita, per me. Ne sono contento. Poi ci siamo accapigliati, mi ha stracciato la maglietta, rotto la collanina del babbo (quella d'oro). Le ho dovuto fare un TSO, chiamare la Polizia. Ma ero piuttosto divertito! E' bello lasciarsi andare e fare stupidaggini.
20/07/2007 Ho maturato una notevole antipatia per tutto ciò che odora di psicoanalisi. Piano piano mi passerà. Tutto è nato da un amore deluso, come spesso accade. Bisogna sapere che fin da giovane, consapevole del fatto che qualcosa non andava in me, ho letto Freud. Freud è stato senza dubbio un genio, ma è stato anche troppo pompato. Forse non per sua volontà. Comunque Freud mi piaceva, ma ci capivo pochissimo. E' una cosa normale. Freud è bravo, ma non altrettanto si può dire dei suoi successori. Dopo i miei primi contatti con la psichiatria (dovevo avere un sedici o diciasette anni) ebbi la naturale reazione: era troppo superficiale, occorreva andare più a fondo. Verso i ventiquattro anni insistetti per farmi curare da uno psicoanalista. Quello mi dette un appuntamento alle undici di sera, al suo studio vicino a Piazza della Libertà. Era un tipo effettivamente freudiano: barbone incolto, ebreo, occhi vivaci, piuttosto terribile. Mi ascoltò un'oretta e mi liquidò dicendo che: a - non ero pazzo, b - non ero borderline, c - facevo troppo il ragazzino viziato e se volevo la psicoanalisi dovevo guadagnarmela e sudarmela. Aveva ragione in tutto, ma io rimasi deluso. Una dozzina d'anni dopo, invece, mi fu consigliato di recarmi da uno psicoanalista. La situazione era completamente diversa, ero nel frattempo diventato un alcoolizzato. La psicoanalista (una brava donna, che oggi cura una mia cara collega) mi riceveva con piacere. Io ci andavo 3 volte alla settimana, quasi sempre ubriaco. Anche un deficiente analfabeta tzigano si sarebbe accorto che ero un alcoolista, ma lei non mi disse mai nulla di nulla. Io continuai per un anno e mezzo a raccontare cazzate e cose prive di utilità, sempre più pieno di alccol. Poi l'abbozzai e cominciai a curarmi davvero. E feci bene. In quel periodo avevo molti colleghi di provenienza psicoanalitica. Oggi non si usa più. Sarà pure un caso ma questi psicoanalisti sono di un fumoso vomitevole. Anche il mio attuale primario, quello che non ha mai visto un paziente in vita sua, è uno di cultura psicoanalitica. In generale questi tipi sono: presuntuosi in quanto ritengono di essere coltissimi ed intelligentissimi, sono in realtà ignorantissimi per ciò che concerne i più semplici rudimenti medici per cui se hai una vera malattia importante puoi morire e quelli proseguono nelle dotte interpretazioni. Hanno una vera ossessione del "setting", delle regole, delle gerarchie. Ma più di tutto: TI SPIEGANO LE TUE IDEE SENZA FARTELE CAPIRE. Questo aforisma, di cui non ricordo l'autore, è genial. Si tratta di una modalità di disprezzare gli altri, in modo subdolo e falsamente amichevole, e di disprezzare pure le modalità reali d'auto, in nome di una specie di spirito che svolazza non si sa bene dove, ma certamente non a contatto diretto dei veri esseri umani. Questa gente disprezza il "fare" e ama, adora, idolatra l'idea, il sogno, la masturbazione mentale (ma non quella fisica). Alla larga! Hanno fatto certamente molti danni. Poi, come tutte le cose, potranno pure essere recuperati, e magari anche apprezzati. Freud invece non è mai stato uno psicoanalista. Era un tipo abbastanza pragmatico per stare lontano da quella gente ed occuparsi di neurologia.
19/07/2007 una avventura eternamente noiosa Mia zia Rina è morta nel 1985, a settant'anni. Era la classica zittella di famiglia ed è vissuta in casa di mio padre, e quindi mia, fino a quando io avevo circa diciasette anni. Capitava che la mattina si svegliasse e dicesse: "sono depressa". Rimaneva così, triste e quasi immobile, congelata, per un anno di seguito. Io non capivo. Cosa era successo? Poi però per sette o otto anni stava bene e, poverina, pensava di essere guarita. Andò persino a vivere per conto suo, che aveva già superato i cinquantasei anni. Ma il mio babbo avevo un pessimo carattere e tutti cercavano di starne alla larga, di scappare. Così la zia Rina andò a vivere per conto suo, in un bell'appartamento. Alla zia piaceva moltissimo fare la commerciante, saper "vendere". Era quello che aveva fatto sin dalla nascita perchè il nonno aveva inventato un negozio e ci si era arricchito. Lei stava in negozio, e la chiamavano "signorina". Poi però la depressione la afferrò di nuovo. Dovette vendere il caro negozio. Rimase malata per oltre cinque anni consecutivi (vi assicuro: sono un'eternità) e poi morì. Morì di uno scompenso cardiaco che la lasciava indifferente perchè qualsiasi cosa, diceva lei, era meglio della depressione. Negli ultimi anni la portai a Careggi. La visitò persino il mio attuale Primario. Ricordo che la ricoverarono in Reparto e lì ebbe un episodio di scompenso cardiaco. Alla psichiatria universitaria di Careggi non sapevo neppure vagamente cose potesse essere la medicina. Io frequentavo la neurologia, che sta al piano di sotto, e ne sapevo mille, duemila o forse settemila volte più di tutti loro. Mi toccò andare personalmente a prendere un elettrocardiografo e farle un ecg, poi consultare il cardiologo e personalmente farle una endovena. Nessun medico aveva mai fatto una endovena ed ignorava persino di cosa stessi parlando. La zia aveva una miocardiopatia dilatativa e quindi sarebbe morta in breve tempo. La cosa lasciò tutti piuttosto indefferenti, perchè dopo cinque anni di depressione melanconica non è che la morte spaventi più di tanto. Fin da bambino però ho sentito parlare quindi di ricoveri, di litio, di antidepressivi, di elettroshock (la zia ne fece parecchi, e ne aveva un buon ricordo), più di tutto della "cattura" della melanconia. Stavo vicino a lei, da ragazzino, e lei mi ripeteva: "ma guarirò?".
18/07/2007 L'infanzia è una cosa cupa, spaventosa. Non ricordo quasi nulla. Quando dico che non ricordo, ad esempio, i nomi dei miei compagni delle scuole elementari, medie oppure anche del liceo, generalmente non mi credono. Eppure è vero. Non ricordo quasi nulla, quasi nessun fatto specifico, nessuna faccia o nome o avventura (anche troppo noiosa), non ricordo quasi nulla di specifico. Ho invece presente la paura e l'umiliazione. Quelle si, quelle si le ricordo bene. La paura degli altri e il senso di umiliazione (che poi sarebbe la vergogna) era una cosa costante, fissa, spalmata su tutti quei 19 anni, che non sono pochi. Diciannove anni! Solo molto tempo dopo ho appreso che questo è un quadro tipico. Si tratta di un attaccamento organizzato di tipo A, ossia evitante. Gli adulti con questo tipo di attaccamento sono come me. Nulla, veramente nulla, di originale. Hanno quei buchi di memoria e non riescono a costruire una storia ben condotta e realistica della loro infanzia. Sono proni a fenomeni depressivi, anche se questo non è affatto obbligatorio. Si dice che costoro abbiano avuto un caregiver (si usa il termine inglese) piuttosto poco affettivo, distanziante. Io però non ricordo affatto così mia madre. Dice che anche questo è normale. Oggi penso che la mia mamma fosse invece affettivamente valida e sicura, solo che c'era pure mio padre che, al contrario, era un'orco. Un orco davvero, nel senso ristretto del termine. Così, alla fine, ho fatto quel tipo di attaccamento, tipo A. La mia mamma ha fatto un grosso errore però, e gliel'ho detto prima che morisse. Ci ha fatto credere che Lei era super-buona e il babbo super-cattivo e che Lei ci difendeva. Ma non era vero: i due erano sostanzialmente d'accordo. E io, forse, l'ho preso nel culo.
16/07/2007 una avventura piuttosto noiosa Quando ho cominciato a fare questo mestiere, quasi vent'anni fa, ero veramente ignorante. Tuttavia non mi sentivo tale e devo pure dire che non ho avuto grossi problemi culturali. In effetti la "cultura" psichiatrica è vana, è superflua, è arrogante ed è pure spesso inutile. Ben più efficace il carattere, un certo modo di non farsi spaventare dalla vita e dai suoi problemi. I problemi umani, nostri, di tutti. Gli psichiatri sono davvero pazzi, non è un modo di dire. Come non è un modo di dire che i chirurghi sono pratici, veloci, pensano poco, ma in modo diretto e semplice. Sono anche spesso un po' stronzi, ma tra di loro. Ognuno cerca pateticamente di curare se stesso. Si vede che i chirurghi si sono trovati ad affrontare problemi pratici, immediati, magari molto gravi. Gli internisti vorrebbero essere degli Sherlock Holmes. Il tipo di massima è il Dottor House dei films americani, che a me fa profondamente cacare. Gli psichiatri, poverelli, o sono dei filosofi o dei veri e propri malati di mente. Letteralmente. Io stesso conosco diverse colleghe anoressiche, un paio di gravi narcisisti e qualche disturbo di personalità paranoide. Io non faccio eccezione. Dalla nascita o quasi mi preparo la mia cura e mi coltivo l'orticello della mia malattia. Il futuro medico pensa: nessuno meglio di me potrà aiutare Chicche e Sia, perchè anch'io ho sofferto i loro mali. Imprudenti! Tutti hanno sofferto di qualche male e non rompono le palle .... Ripeto sempre che la psichiatria NON è una branchia della medicina. Lo predico anche ai futuri specialisti. Siamo medici, questo si (perchè lavoriamo inter urinam et feces), ma non facciamo parte del regolato mondo della medicina vera. Ognuno può pensarla come e quanto e dove e perchè vuole. Viva la libertà! Oggi mi chiedevano la "prognosi" di una cara paziente che seguo da qualche mese. Era il papà che veniva a cercare di capire. E che gli si può dire? Le diagnosi servono a poco, come pure gli studi clinici. Col tempo si capirà. Jaspers scriveva che la diagnosi deve essere l'ultima preoccupazione di uno psichiatra. Ultima nel senso che è la meno importante ed è proprio l'ultima in ordine di tempo, possibilmente dopo la morte del paziente. Eppure ho fatto un buon lavoro con la Rossella, che è arrivata del tutto fuori dal mondo ed ora ci è rientrata con delicatezza, anche se un po' rimbecillita. Che ne sarà di lei? Nessuno, veramente nessuno lo sa, sino ad oggi. Affronteremo uno dopo l'altro i piccoli problemi del mondo banale dei sani e dei farmaci e, se Rossella è nata con gli astri giusti, al posto giusto, nel momento giusto, magari potrà fare una vita normale. Potrebbe anche non essere così, però. Boh!? E' bello sentirsi così sicuri da poter dire: boh!? ai pazienti, che è la risposta migliore e più completa che si possa dare. Questo vent'anni fa non riuscivo a farlo. A questo sono serviti vent'anni consecutivi di trincea, fra botte, morti e cibo andato a male. Noi un po' li prendiamo per il culo questi poveracci, come facciamo con noi stessi. Invece di dire: non capiamo un cazzo di cosa ha, perchè ce l'ha e cosa succederà, inventiamo storie che danno responsabilità ai malati. Devi curarti, devi fare cosi e cosà ... Poi i risultati non arrivano e non si capisce il motivo. Ma certo che dire: tutto quello che mi appresto a fare, se va bene, influirà per il 5 % nell'evoluzione dei prossimi 20 anni. Non so cosa altro inventare. Brutto, brutto. E allora giù, con tutta questa melensa storia di successi, di cure, di novità, di ricerche, di solerti scienziati, di intuizioni vincenti, di vincenti dottori ... E invece no, NO! Ripeto: NO! Se è arrivato il giusto momento basta un colpo di tosse (a proposito: sono 2 mesi che ho smesso di fumare) per diventare eroi, per far guarire il rognoso. Ma se non è il momento, potete mettervici in 15 a tirare il carretto e magari attaccarci un ciuco svizzero e non si muoverà di millimetro cubo, al cubo del quadrato. Ricordate il CAOS della metereologia: basta il movimento delle ali di una farfalla in Australia per provocare un ciclone in Florida. Ha pure i suoi vantaggi: magari un vecchissimo schizofrenico ultra-rimbecillito può migliorare improvvisamente perchè ha incontrato una giovane infermierina col seno sporgente. Speriamo! Speriamo?
15/07/2007
Siamo tornati!
08/07/2007 L'acqua del mulino corre piana e invisibile nella gora. Rivedo un fanciullo, laggiù steso sull'erba. Sembra dormire. Ripenso alla mia fanciullezza: quanto tempo è trascorso da quando i bagliori magnetici delle stelle mi dissero per la prima volta dell'infinità delle morti! ..... Il tempo è scorso, si è addensato, è scorso: così come l'acqua scorre, immobile per quel fanciullo: lasciando dietro sé il silenzio, la gora profonda e uguale: conservando il silenzio come ogni giorno l'ombra ..... (presso Campigno, 26 settembre) Mi pare che questo accenno al ciclo delle terne rinascite contenga un abissale orrore. Ma forse è l'abissale orrore che ho dentro di me. Il Tino Campana mi pare contenere (ex post) tutta la follia possibile, quella che non mi pare di avere io. Domani vado in campeggio con Marta. Speriamo bene ...
07/07/2007 Crespino sul Lamone: eccidio nazista il 17 e 18 luglio 1944 Marradi: vi è nato Pino Campana (come dice Marta) il 20 agosto 1885 Campigno: la strada finisce lì, bello il torrente Palazzuolo sul Senio: non ci ero mai stato, molto bellino Casetta di Tiara: solo 14 residenti Badia di Moscheta: si mangia bene, fra gli abeti
06/07/2007 tutto continua uguale
04/07/2007 Forse è una cosa comune, quella di fare il medico per curare se stessi. Per questo gli psichiatri sono così folli e strani. Io studio i pazienti, ma anche me stesso, da anni. E' una cosa ben diversa, come si può facilmente immaginare, una cosa vista dal dentro oppure vista dal di fuori, anche se, a ben pensarci, noi conosciamo davvero solo ciò che proviamo dal dentro mentre ciò che ci viene raccontato lo possiamo solo immaginare o inferire o rappresentare (magari in modo raffinato, con i neuroni specchio). Questa lunghissima riflessione solitaria su me stesso non è stata totalmente vana. Infatti non sono "guarito", però credo di aver imparato a conoscermi meglio ed anche a sopportarmi. Col mio carattere terragniolo e coerente, terreno e un po' gretto non mi lascio andare ne' a illusioni, ne' a disperazioni. Semplicemente osservo e aspetto che passi. Da anni ed anni la mia vita è costituita da momenti in cui fare le cose e momenti in cui semplicemente aspettare e mandare avanti la baracca. Tutti e due i momenti passano e vanno utilizzati al meglio. Non ho un carico familiare particolarmente pesante. In pratica solo una zia paterna realmente e sicuramente affetta da un importante disturbo psichiatrico, la mia cara zia Rina. Viveva con noi perchè non si era mai sposata. E' morta nel 1985 a 70 anni. Poi ovviamente tutta una serie di tipi strani (come mio padre o mia zia), un paio di suicidi, ma niente di particolare. Direi più vistosa la deformazione sociale familiare, cioè la provenienza mercantile con la susseguente acredine fra i parenti, tutti contro tutti, tutti concorrenti e avversari da eliminare, da bravi commercianti. Nessuna solidarietà contadina e stretta osservanza religiosa: la religione monoteista del denaro.
03/07/2007 Non sono morto. Sono solo stato coi figli da mia sorella. Tuttavia c'è qualcosa che non va, e da tempo. Io ci penso da anni ed anni e ritengo che si tratti di un lato della mia personalità o del mio temperamento, qualcosa che non posso allontanare da me. Non tutti saranno d'accordo, ma non importa. Io devo aspettare, aspettare, aspettare. Certe volte è dura.
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Cucimi una storia addosso
Un'altra non la mia
che mi stia bene però
pur non raccontando di me
che mi calzi a pennello
e mi reinventi
che mi stupisca io stessa di come sarei potuta essere
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